Decoro postmoderno

Scrive Nicolas Bourriaud: «Sfrondare, epurare, eliminare, sottrarre, far ritorno al principio primo: tale fu il denominatore comune di tutte le avanguardie del XX secolo. […] Tornare al punto di partenza per ricominciare dall’inizio e fondare un nuovo linguaggio sgombro dalle scorie. Alan Badiou paragona questa passione per la “sottrazione” a un lavoro di epurazione, senza obliterare le sinistre connotazioni politiche del termine: nel modernismo, scrive, si manifesta sempre una “passione del cominciamento” cioè la necessità di fare il vuoto, tabula rasa come condizione preliminare di un discorso che inaugura e getta i semi dell’avvenire: la radice»1.

La passione del cominciamento del modernismo novecentesco ha avuto come primo risultato quello di epurare ogni motivo ornamentale. Dopo la fine della guerra fredda, nel generale ridispiegamento della cultura occidentale verso posizioni definite postmoderne, in cui a venire meno è prima di tutto la fiducia nella forza positiva del progresso, cioè la meta-narrazione che ha innervato tutta la modernità, il decorativo è tornato a mostrarsi nei linguaggi dell’arte e della creatività. Un ritorno avvenuto proprio in virtù dell’antiradicalità del decorativo, del suo essere efflorescente, superficiale e contagioso, del suo opporsi in ogni modo alla sottrazione e alla tabula rasa. Il postmoderno è così il tempo in cui i segni possono crescere in modo incontrollato e intrecciarsi e interagire e proliferare in forme impossibili nel recente passato modernista. Un’esplosione che cresce con l’intrecciarsi dei media vecchi e nuovi su scala mondiale, con la sempre maggiore circolazione di cose, capitali e persone imposta dalla globalizzazione: il traffico – di informazioni, immagini, denaro, merci e popoli – è la vera cifra del nostro presente postmoderno.

«La fine del modernismo – scrive ancora Bourriaud – coincide così con la tacita accettazione dell’ingorgo come modo di vita tra le cose»2. In questo ingorgo globale e permanente la funzione di mediazione del decorativo torna ad assumere un nuovo rilievo. Allo stesso modo, secondo Bourriaud, molta arte contemporanea ha la funzione di fornire forme di traduzione fra diversi contesti3. Mediazione e traduzione indicano in fondo lo stesso principio in cui, nella forma espressiva, a prevalere non è la ricerca della forma originale, radicalmente nuova, quanto piuttosto l’incontro e l’integrazione di elementi diversi.

Ecco allora riapparire, all’alba del nostro presente postmoderno, quelle figure dell’alterità che la tradizione antidecorativa moderna aveva espunto e marginalizzato. A partire dai tardi anni Settanta e lungo tutto il decennio successivo, grazie ai cultural studies, si sono trovati nuovi motivi d’interesse in tutti quei linguaggi eccentrici e differenziali – popolari, subalterni, extraeuropei – che lungo il Novecento hanno proliferato ai margini del discorso culturale. Sono quelle alterità indicate da Jaques Soulillou che sono state la controparte della cultura moderna razionale e, contrapposte al soggetto maschile, bianco e occidentale, ne hanno confermano l’identità. In questo quadro, sull’onda delle culture jamming4, all’alba del nuovo millennio si colloca anche l’emersione del fenomeno underground dei graffiti e quindi l’esplosione della street art, espressioni di una creatività urbana fuori dal controllo della cultura “ufficiale”.

Detto questo, malgrado la sostanziale caduta delle ragioni che hanno sostenuto la scomunica modernista del decorativo, il sospetto verso le forme ornamentali è ancora largamente presente nell’estetica contemporanea, specialmente nella cultura del progetto (anche grafico) dove è ancora largamente preminente la componente razionalista e funzionalista.

L’ornamento oggi si trova ampiamente declinato nell’arte contemporanea e in tutte quelle componenti della creatività ancora ostinatamente assegnate – in una sopravvivenza dei pregiudizi ottocenteschi – alla creatività femminile: bricolage e abbigliamento, arredamento d’interni; è tollerato – ma spesso non compreso – in quelle forme estetiche che arrivano dalle culture extraeuropee, ancora una volta, una sopravvivenza dei pregiudizi ottocenteschi; allo stesso modo, è dato per scontato nei linguaggi popolari e nella così detta cultura d’intrattenimento.

Riaffiorano così, sebbene in modo contraddittorio, nel presente postcoloniale e globalizzato, tendenze antimoderne, eccentriche e differenziali che reintegrano nel discorso culturale e artistico quegli elementi che la modernità razionalista aveva espunto o messo a tacere: le figure periferiche della donna, del primitivo e del proletario alle quali era associato l’ornamento. Un’emancipazione avvenuta assieme alla caduta di una rigida distinzione tra cultura alta e bassa, accademica e popolare, di ricerca e commerciale.

Per sintetizzare, possiamo affermare che la dimensione ornamentale vive nel presente postmoderno una situazione ambigua: solo in parte reintegrata nel discorso culturale, è spesso guardata con sospetto. Vi è però un campo in cui il decorativo ha invece elaborato una nuova cultura prendendo il sopravvento su ogni componente razionalista, uno spazio dinamico ed espressivo in cui la decorazione ha riformulato la propria funzione di mediazione, uno luogo in cui germoglia tutta la paradossale carica creativa – dissolutoria e insieme aggregatrice – che arriva direttamente dalla stagione dadaista. Questo spazio è quello della strada.

[N]

1 Nicolas Bourriaud, Il radicante. Traduzione di Marco Enrico Giacomelli. Postmediabooks, Milano, 2014. p. 45 

2 Ivi, p. 49

3 Ivi, p. 52. Su questo punto vedi il libro di Cinzia Pagani, L’ornamento non è + un delitto. Spunti di riflessione sulla decorazione contemporanea. Franco Angeli, Milano, 2018, in cui si precisano i termini del ritorno al gusto ornamentale nel nostro presente in architettura e nel design e, per estensione, in tutta la cultura del progetto e nella creatività in genere.

4 Da Wikipedia, l’enciclopedia libera: «Il culture jamming, traducibile in italiano con “sabotaggio culturale” o “interferenza culturale”, è una pratica contemporanea che mira alla contestazione dell’invasività dei messaggi pubblicitari veicolati dai mass media nella costruzione dell’immaginario della mente umana».

Lascia un commento