{"id":997,"date":"2024-03-01T09:18:01","date_gmt":"2024-03-01T08:18:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=997"},"modified":"2024-03-01T09:18:02","modified_gmt":"2024-03-01T08:18:02","slug":"stadio-video","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=997","title":{"rendered":"Stadio-video"},"content":{"rendered":"\n<p>Se lo sguardo \u00e8 sempre situato e differente per ognuno, \u00e8 chiaro che il \u201cnostro\u201d sguardo non pu\u00f2 che essere radicalmente diverso da quello del passato perch\u00e9 il nostro sguardo incorpora anche tutti i dispositivi con cui guardiamo. La modernit\u00e0 ha tecnicizzato il guardare: dall\u2019invenzione della fotografia, diventata immediatamente una pratica sociale, fino agli attuali media elettronici, il nostro guardare ha subito modificazioni irreversibili. Oggi possediamo uno sguardo che potremmo definire disincarnato, il nostro sguardo incorpora anche visioni non umane, ne facciamo esperienza quotidiana osservando, ad esempio, un\u2019immagine di google maps, un\u2019ecografia o una radiografia, la foto di un batterio o il fotofinish di una corsa, ecc., tutte immagini impossibili all\u2019occhio naturale e inconcepibili solo un secolo fa, che ampliano enormemente lo spettro del visibile e quindi del pensabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo immersi in quello che Marco Senaldi definisce \u201cstadio-video\u201d, cio\u00e8, dice l\u2019autore, la nostra esistenza \u00e8 interamente punteggiata di monitor, video e telecamere e fotocamere, strumenti che utilizziamo per vedere ma con i quali siamo anche visti, con i quali ci mostriamo e ci guardiamo (molto spesso li utilizziamo per vederci mentre ci guardiamo), sperimentiamo insomma una sorta di inconsapevole, straniante, permanente ubiquit\u00e0: \u00abIl risultato \u00e8 che nello stesso Ora (nello stesso istante) siamo e non siamo in questo Qui (siamo qui, nello spazio metropolitano, ma anche non ci siamo, perch\u00e9 siamo nello spazio mediale)\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiezione che si pu\u00f2 muovere \u00e8 che le tecnologie, i media per vedere e guardare (dalla pittura alle camere ottiche) esistono da quando esiste la nostra capacit\u00e0, come specie, di pensiero simbolico. La storia degli strumenti che l\u2019homo sapiens ha inventato per costruire il proprio ambiente visuale \u00e8 cominciata sessantamila anni fa. Tuttavia, come nota ancora Senaldi: \u00abI media sono s\u00ec un fenomeno storico, il quale per\u00f2, retroattivamente, cambia l\u2019interpretazione della storia \u2013&nbsp;cos\u00ec come, in generale, tende a trasmutare l\u2019essenza dei fenomeni di cui \u00e8 parte. Il vero dilemma \u00e8 che, una volta entrati nel mondo come duplicazione, i media non sono pi\u00f9 distinguibili da esso\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stadio-video quindi ingloba la realt\u00e0 e noi non possiamo pi\u00f9 separare la nostra visione naturale da quella mediata tecnologicamente. Lo stadio-video comprende quindi anche lo sguardo su noi stessi e la costruzione della nostra soggettivit\u00e0: siamo dove siamo e contemporaneamente siamo dislocati nella proiezione mediale della nostra immagine; guardiamo attraverso i sensi e contemporaneamente, attraverso i dispositivi elettronici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Senaldi, <em>Obversione. Media e disidentit\u00e0<\/em>. Postmediabooks, Milano, 2014. p. 56<\/p>\n\n\n\n<p>2 <em>Ivi<\/em>, p. 15<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se lo sguardo \u00e8 sempre situato e differente per ognuno, \u00e8 chiaro che il \u201cnostro\u201d sguardo non pu\u00f2 che essere radicalmente diverso da quello del passato perch\u00e9 il nostro sguardo incorpora anche tutti i dispositivi con cui guardiamo. 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