{"id":993,"date":"2024-03-01T09:15:36","date_gmt":"2024-03-01T08:15:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=993"},"modified":"2024-03-01T09:15:37","modified_gmt":"2024-03-01T08:15:37","slug":"un-ingranaggio-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=993","title":{"rendered":"Un ingranaggio"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli oggetti compresi in una collezione si addensano valori che trascendono il loro significato specifico e la loro storia particolare. Ecco perch\u00e9 per leggere una collezione \u00e8 sempre necessario mettere in moto quello che lo storico Victor Soichita definisce un \u00abingranaggio intertestuale\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>La natura del rapporto \u00abintertestuale\u00bb che si instaura tra i diversi elementi che compongono una collezione \u00e8 ci\u00f2 che dobbiamo precisare meglio. Per farlo ci avvaliamo delle parole di Stoichita: \u00abOgni collezione presuppone un montaggio. Scegliere\/mettere insieme (unico modo fatalmente ambivalente di tradurre il verbo <em>colligere<\/em>) sono le operazioni che presiedono la sua genesi. La collezione originata dalla selezione e dalla combinazione, la collezione in quanto discorso, dunque, si distingue dall\u2019accumulazione indifferenziata, poich\u00e9 viene accordata priorit\u00e0 assoluta all\u2019azione dell\u2019ordinare, del classificare. I criteri di classificazione possono andare incontro a modifiche ma non possono scomparire del tutto senza comportare l\u2019annientamento della collezione in quanto tale. Quali che siano tali criteri, essi innescano un meccanismo seriale in seno al quale ogni elemento trova una relazione con l\u2019insieme che lo contiene e che lo definisce\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo passo del libro dello storico rumeno chiarisce molti aspetti che stanno alla base della creazione, dell\u2019organizzazione e della fruizione di una collezione, quale che sia la natura degli oggetti di cui \u00e8 composta \u2013 quadri, bambole di pezza, farfalle, monete, figurine&#8230; Una collezione si forma raccogliendo, la raccolta non \u00e8 per\u00f2 un\u2019attivit\u00e0 casuale e disordinata ma presuppone ricerca e selezione. Alla raccolta segue la classificazione, cio\u00e8 l\u2019imposizione di un ordine che, per quanto arbitrario, trasforma l\u2019accumulazione indifferenziata di oggetti in un discorso. Quest\u2019ordine si forma, si struttura attraverso una pratica di montaggio. Secondo il filosofo francese George Didi-Huberman il montaggio \u00e8 una pratica ermeneutica, un\u2019azione capace di estrarre senso anche dove non sembra possibile immaginarne uno. Attraverso il montaggio, immagini e oggetti possono essere messi in \u00abrisonanza\u00bb o in \u00abdissonanza\u00bb \u00abcon altre fonti, altre immagini, altre testimonianze\u00bb; si pu\u00f2 \u00abmettere in movimento il molteplice\u00bb, \u00abnon isolare nulla\u00bb, \u00abmettere in luce gli iati e le analogie, le indeterminazioni e sovradeterminazioni all\u2019opera\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec anche un oggetto compreso in una collezione, per essere letto deve essere messo in risonanza con gli oggetti che gli sono accanto, perch\u00e9 una collezione serve a tessere rapporti tra oggetti. Questa formidabile possibilit\u00e0 di creare collegamenti tra elementi distinti assume \u00abvalore di conoscenza\u00bb: presi singolarmente gli oggetti possono essere anche preziosi o significativi in se stessi, ma se inseriti nella dinamica di una collezione, se messi in movimento in un \u00abingranaggio intertestuale\u00bb, assumono un senso altrimenti impossibile. Il montaggio, spiega Didi-Huberman, conduce a una \u00abconoscenza delicata\u00bb, una conoscenza, soprattutto, in cui gli elementi \u2013 siano immagini, oggetti o concetti \u2013 non sono messi tutti sullo stesso piano, in cui bisogna essere capaci di misurare, pesare, osservare ogni elemento con uno sguardo strabico, e in fondo paradossale: vedere l\u2019oggetto per quello che \u00e8 e, contemporaneamente, vederlo inscritto nel contesto o, per usare (non a caso) termini cinematografici, inquadrato in primo piano e insieme in campo lungo. Il montaggio permette quindi a chi guarda, collezionista o spettatore, di elaborare il senso, la storia e il destino di ogni singolo oggetto nel rapporto che instaura con gli altri oggetti compresi nella raccolta. Una relazione che non si esaurisce nella collezione ma che si estende anche fuori di essa, prolungandosi idealmente in altre collezioni, in altri racconti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il montaggio di una collezione produce quindi un racconto. La dimensione narrativa emerge sempre con forza ogni volta che ci si accosta a una collezione, grande o piccola che sia: in fondo non esiste collezionista che non muoia dalla voglia di raccontare \u2013 e raccontarsi \u2013 la storia di ogni singolo oggetto in suo possesso, e l\u2019avventura di ogni acquisizione \u2013 un misto di ricerca e agnizione, pazienza e conquista, metodo e fortuna. Per questo, le vicende della costituzione di una collezione hanno spesso il respiro di un epos. La dimensione narrativa si esprime al suo massimo grado nel catalogo (sia stampato che orale). Con le parole di Victor Stoichita: \u00abNel caso di una collezione (di ogni collezione) ci\u00f2 che la riflette e che in fin dei conti le conferisce coscienza di s\u00e9 \u00e8 il catalogo. Il catalogo \u00e8 una specie di specchio; \u00e8, da un punto di vista intellettuale, qualcosa di pi\u00f9 della collezione stessa e ha un grado di coesione e di coerenza che la collezione pu\u00f2 conseguire se non nei sogni del collezionista. Il catalogo \u00e8 il sogno di ogni collezione o, se si vuole, \u00e8 la collezione come puro concetto. [&#8230;] Il catalogo consiste nel dispiegare secondo un ordine (kata-logos). Nel kata-logos l\u2019impulso strutturante prevale sull\u2019impulso ripetitivo. Diversamente dall\u2019inventario, strumento diacronico, il catalogo \u00e8 un fatto sincronico. [&#8230;] Qualunque insieme di oggetti pu\u00f2 essere inventariato, ma una sola, limitata categoria consente (o richiede) il catalogo: la collezione\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>La collezione esige dunque il catalogo, nel catalogo le connessioni che legano i singoli oggetti \u2013 il meccanismo interstestuale \u2013 diventano evidenti, operanti a un livello pi\u00f9 raffinato della semplice impressione visiva. Nel catalogo la complessit\u00e0 della collezione non \u00e8 ridotta a uno schema ma \u00e8 invece messa in moto, dispiegata, e insieme spiegata nei dettagli.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPropriet\u00e0 e possesso \u2013 scrive Walter Benjamin \u2013&nbsp;appartengono all\u2019ambito del tatto, e sono in certo modo in opposizione all\u2019otticit\u00e0. I collezionisti sono persone dall\u2019istinto tattile\u00bb<sup>4<\/sup>, grazie al catalogo una collezione di oggetti, di cose materiali, tattili, si trasforma anche in un fatto mentale, espandendone il perimetro e aumentandone di molto la potenzialit\u00e0 narrativa e filosofica.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Victor I. Stoichita, <em>L&#8217;invenzione del quadro.<\/em> Traduzione di Benedetta Sforza. Il Saggiatore, Milano, 2013. p.110<\/p>\n\n\n\n<p>2 Georges Didi-Huberman, <em>Immagini malgrado tutto<\/em>. Traduzione di Davide Tarizzo. Cortina, Milano, 2005. p. 153<\/p>\n\n\n\n<p>3 Stoichita, <em>Cit.<\/em> p. 111<\/p>\n\n\n\n<p>4 Walter Benjamin, <em>I \u00abpassages\u00bb di Parigi<\/em>. Edizione italiana a cura di Enrico Ganni. Einaudi, Torino 2000 e 2010. p. 216-217<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli oggetti compresi in una collezione si addensano valori che trascendono il loro significato specifico e la loro storia particolare. 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