{"id":983,"date":"2024-02-20T10:52:43","date_gmt":"2024-02-20T09:52:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=983"},"modified":"2024-02-20T10:52:44","modified_gmt":"2024-02-20T09:52:44","slug":"immaginazione-interattiva","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=983","title":{"rendered":"Immaginazione interattiva"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli ultimi trent\u2019anni la rivoluzione informatica ha compiuto un radicale processo trasformazione dello spazio pubblico e personale, modificando radicalmente le dinamiche relazionali tra i singoli e tra i gruppi, definendo nuovi modelli di socialit\u00e0 e di narrazione di s\u00e9. I dispositivi con cui produciamo e facciamo circolare le immagini diventano ogni giorno pi\u00f9 solubili, corporei portando a uno stato di astrazione il nostro rapporto con la realt\u00e0 e con noi stessi. Su questi temi riflette Pietro Montani nel libro <em>Tecnologie della sensibilit\u00e0<\/em>, cercando di costruire una filosofia \u2013 e quindi una prassi \u2013 che consenta di comprendere e magari governare questi processi di trasformazione antropologica.<\/p>\n\n\n\n<p>Montani descrive tre tipi di immaginazione: \u00abriproduttiva (un discorso che conserva e richiama ci\u00f2 che ha conservato), produttiva (un dispositivo che ricombina, integra, progetta e configura) e interattiva (un dispositivo che incide sulla modificazione dell\u2019ambiente facendosi guidare da ci\u00f2 che vi trova o da ci\u00f2 che vi trova o proietta)\u00bb<sup>1<\/sup>. L\u2019immaginazione \u00e8 lo strumento con il quale definiamo, conosciamo, modifichiamo e rendiamo abitabile il nostro ambiente. Gli animali non umani non sono dotati di immaginazione. L\u2019autore fa questo esempio: gli animali non umani non scorgono, non immaginano, nel ramo flessibile, la funzione \u201carco\u201d e la potenzialit\u00e0 dello scagliare frecce. Pertanto \u00abla profilatura che mette a fuoco nel ramo di oleandro la possibilit\u00e0 di trasformarsi in un arco, in altri termini, \u00e8 un prodotto di immaginazione interattiva\u00bb<sup>2<\/sup>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore afferma che la sensibilit\u00e0 umana \u00e8 naturalmente predisposta alla delega tecnica: \u00abla sensibilit\u00e0 umana, in altri termini, \u00e8 fatta in modo tale da prolungarsi spontaneamente in artefatti inorganici (protesi della sensibilit\u00e0) senza, con questo, alterare la sua specificit\u00e0\u00bb<sup>3<\/sup>. L\u2019autore si chiede anche se ci sia \u00abuna soglia critica oltre la quale la delega tecnica [&#8230;] rischia di esercitare un effetto di occultamento del carattere \u201cmisto\u201d (un intreccio tra naturale e artefatto) [&#8230;] \u00bb dentro la quale la sensibilit\u00e0 umana \u00abesercita la sua attivit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un eccesso di delega tecnica pu\u00f2 affievolire la nostra capacit\u00e0 di immaginare, di produrre un dialogo con l\u2019ambiente che ci circonda, dirottandola in \u00abpratiche di carattere autoreferenziale\u00bb<sup>4<\/sup> e subire i discorsi degli apparati che ci governano. Il superamento di questa soglia produrrebbe disturbi nella relazione tra la nostra sensibilit\u00e0 (all\u2019ambiente), la nostra immaginazione (facolt\u00e0 di interagire in modo creativo con l\u2019ambiente) e il nostro linguaggio (capacit\u00e0 di relazionarci con l\u2019ambiente) fino la limite di dissociare queste facolt\u00e0 cos\u00ec interconnesse. Rischio che si intravvede nelle attuali prestazioni dei social network: ripetitivi, standardizzati, omologanti<sup>5<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per recuperare (stimolare, eccitare, ampliare) la facolt\u00e0 dell\u2019immaginazione bisogna tornare a essere interattivi in senso pieno: per definire l\u2019argomento l\u2019autore utilizza la ricerca filosofica di Dewey \u00abche pone al centro della riflessione l\u2019interazione tra la peculiare sensibilit\u00e0 del corpo umano \u2013 pulsionalit\u00e0, percezione, immaginazione, emozioni, senso del possibile, bisogno di condivisione \u2013 e ci\u00f2 che questa sensibilit\u00e0 riceve, elabora e trasforma\u00bb. L\u2019ambiente che ci circonda per\u00f2 non \u00e8 una \u00absemplice materia da ordinare e mettere in forma (cognitivamente e operativamente)\u00bb ma \u00e8 una \u00abindeterminata e ricca molteplicit\u00e0 di stimoli da cui estrapolare di volta in volta le propriet\u00e0 [&#8230;] che fanno dell\u2019ambiente reale un ambiente che appare disponibile proprio in quanto non \u00e8 immediatamente sottomano ma oppone resistenza\u00bb. L\u2019ambiente quindi, stimola la nostra immaginazione proprio perch\u00e9 oppone resistenza, non solo \u00abpreserva ampie zone di irriducibilit\u00e0 all\u2019azione organizzatrice\u00bb<sup>6<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un eccesso di delega tecnica o di automazione comprime queste zone caotiche e trasforma la relazione con la complessit\u00e0 irriducibile del mondo a una prestazione autoreferenziale e senza imprevedibilit\u00e0. Se la realt\u00e0 non oppone resistenza non dobbiamo pi\u00f9 utilizzare la nostra capacit\u00e0 di immaginazione (creativit\u00e0) per superare gli ostacoli, risolvere i problemi, evolvere. Il progetto dei dispositivi tecnici \u00e8 oggi largamente orientato in \u00abdirezione di un livellamento, di una contrazione e di una potente canalizzazione del sentire [&#8230;], in una direzione prevalentemente anestetica\u00bb<sup>7<\/sup>. L\u2019estensione della delega tecnica tende a comprimere la nostra esperienza immaginativa, azzerando sempre di pi\u00f9 le zone di imprevedibilit\u00e0, diventando an-estetica. La discussione sul nostro rapporto presente e futuro con le intelligenze artificiali investe precisamente questi problemi.<\/p>\n\n\n\n<p>Montani dice che la tecnica, e l\u2019esperienza ottimizzata che facciamo del mondo attraverso di essa, ci sta spingendo verso una sensibilit\u00e0 e una immaginazione non interattive ma ipomediali<sup>8<\/sup>. Per riattivare percorsi di senso altrimenti impossibili bisogna ritrovare auto-nomia, \u00abvale a dire al facolt\u00e0 di darsi da solo la regola della propria sensatezza, o pi\u00f9 precisamente come manifestazione di una creativit\u00e0 capace di istituire in un modo originario un ambito normativo\u00bb<sup>9<\/sup>. Affermare la propria autonomia, come spettatori o come creativi, rispetto ai palinsesti precompilati serviti quotidianamente dalla macchina del consumo \u00e8 per altro l\u2019orizzonte, se non la soglia, in cui si sono mossi tanti protagonisti dell\u2019arte del Novecento a partire da Duchamp e Schwitters, ed \u00e8 anche ci\u00f2 che molte pratiche artistiche contemporanee invitavo a fare.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Paolo Montani, <em>Tecnologie della sensibilit\u00e0. Estetica e immaginazione interattiva<\/em>. Cortina, Milano, 2014. p. 12<\/p>\n\n\n\n<p>2 <em>Ivi,<\/em> p. 34. Allo stesso modo, \u00e8 un prodotto di immaginazione interattiva coniugare o \u201cmontare\u201d la forma e la funzione orinatoio a quella di fontana e generare un nuova forma, una nuova funzione, partendo da due informazioni divergenti.<\/p>\n\n\n\n<p>3 <em>Ivi,<\/em> p. 35<\/p>\n\n\n\n<p>4 <em>Ivi,<\/em> p. 36<\/p>\n\n\n\n<p>5 <em>Ivi,<\/em> p. 36-37<\/p>\n\n\n\n<p>6 <em>Ivi,<\/em> p. 40<\/p>\n\n\n\n<p>7 <em>Ivi,<\/em> p. 44<\/p>\n\n\n\n<p>8 <em>Ivi,<\/em> p. 48<\/p>\n\n\n\n<p>9 <em>Ivi,<\/em> p. 53<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi trent\u2019anni la rivoluzione informatica ha compiuto un radicale processo trasformazione dello spazio pubblico e personale, modificando radicalmente le dinamiche relazionali tra i singoli e tra i gruppi, definendo nuovi modelli di socialit\u00e0 e di narrazione di s\u00e9. 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