{"id":980,"date":"2024-02-20T10:49:52","date_gmt":"2024-02-20T09:49:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=980"},"modified":"2024-02-20T10:50:42","modified_gmt":"2024-02-20T09:50:42","slug":"happening-unscripted","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=980","title":{"rendered":"Happening Unscripted"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abUnscripted: I programmi senza sceneggiatura. Sono i cosiddetti contenuti \u201cunscripted\u201d: reality, giochi e talent da tv tradizionale, che stanno diventando sempre pi\u00f9 importanti anche per lo streaming. Da ormai quasi un decennio, quando un servizio di streaming vuole guadagnare mercato e nuovi spettatori punta anzitutto su una grande serie tv. Successe per la prima volta nel 2013, quando per farsi conoscere e far capire cosa ambiva a diventare Netflix invest\u00ec molto su&nbsp;House of&nbsp;Cards, ingaggiando un grande attore hollywoodiano come Kevin Spacey. [\u2026] E continua a succedere, come mostrano gli investimenti e l\u2019attesa per la serie Amazon su Il Signore degli Anelli. Negli ultimi anni, tuttavia, chi si occupa di streaming si \u00e8 accorto che se \u00e8 vero che certe serie fanno conquistare nuovi abbonati, tra una serie e l\u2019altra servono anche contenuti di altro tipo, per molti versi simili a quelli della televisione tradizionale. Sono i cosiddetti contenuti&nbsp;unscripted, cio\u00e8 quelli senza una vera e propria sceneggiatura che degli attori devono recitare. I contenuti&nbsp;unscripted&nbsp;possono essere tante cose, dal reality al documentario, dai quiz ai talent, dal talk show alla \u201ctv della gente\u201d. Dai programmi di cucina ai documentari di musica basati sulle interviste, dalle competizioni di drag queen alle&nbsp;Cucine da incubo, tra gli addetti ai lavori non tutti sono d\u2019accordo su dove mettere esattamente i confini tra cosa \u00e8 o non \u00e8&nbsp;unscripted [\u2026]. Come&nbsp;ha osservato&nbsp;Bloomberg: \u201cnel tentativo di trattenere abbonati volubili e impazienti, i servizi di streaming sono in competizione per quello che si considerava essere un caposaldo della vecchia televisione, col fine di accaparrarsi varie forme di contenuti&nbsp;unscripted\u201d\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019articolo apparso sul Il Post mette a fuoco la natura di questi contenuti che occupano gran parte dei palinsesti della TV e ora delle piattaforme di steeaming. Si tratta di contenuti che nascono in qualche misura come autogenerati, senza una componente \u201cautoriale\u201d forte, con una cornice narrativa debole e un\u2019altissima componente performativa. \u00c8 un aspetto diffuso della cultura della rete e si ritrova in modo pulviscolare nei social, in cui gli utenti praticano quotidianamente una forma elementare ma non per questo meno interessante di reality show.<\/p>\n\n\n\n<p>Il reality show fa la sua comparsa nella televisione all\u2019inizio degli anni Novanta, si consolida come format, cio\u00e8 come linguaggio, nel decennio successivo ma ha la sua origine altrove. Il format televisivo del reality \u00e8 stato creato da John de Mol: \u00ab\u00e8 un olandese che ha costruito una societ\u00e0 creativa, la Endemol. [\u2026] de Mol ha al suo attivo idee come The Bus, format televisivo incentrato sulla convivenza, a cui per\u00f2 deve aggiungersi il nomadismo e la sopravvivenza. [\u2026] Chains of Love, un esperimento basato sul senso non metaforico del \u201clegame\u201d. [\u2026] Infine Big Brother: per quest\u2019ultimo, de Mol sostiene di essersi ispirato al progetto scientifico Biosphere, un esperimento americano teso a ricercare in un ambiente chiuso le condizioni di sopravvivenza di un gruppo umano. [\u2026] Big Brother focalizza l\u2019attenzione sulle dinamiche umane, considerando come \u201cambiente\u201d un gruppo ristretto di persone, cinque uomini e cinque donne. [\u2026] Il dibattito che Grande Fratello ha scatenato, in bene ma soprattutto in male, dipende dalla sua estetica. Proprio come occorre dire che il grande merito della Body Art non \u00e8 consistito tanto in un recupero del corpo, ma nel \u201cmediarne la verit\u00e0 tramite il video\u201d, si pu\u00f2 sostenere che Grande Fratello \u00e8 principalmente una performance mediale: per chi sta \u201cdentro\u201d, in quanto tenuto a sperimentare un sistema di relazioni umane; per chi guarda da \u201cfuori\u201d, in quanto non pu\u00f2 fare a meno di reagire a questa relazione\u00bb<sup>2<\/sup>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La performance, come genere artistico e pi\u00f9 in generale come linguaggio, \u00e8 nata negli anni Sessanta diventando un medium diffuso e transmediale nel decennio successivo, ma al di l\u00e0 dei dati storici \u00e8 innegabile che la performance sia diventata un potente generatore di forme estetiche che poi, dal campo ristretto dell\u2019arte d\u2019avanguardia, si sono travasate (pi\u00f9 o meno consapevolmente) nella vita quotidiana di milioni di persone: una piccola danza su Tik tok, un selfie, una challenge sono a tutti gli effetti delle performance, condividono cio\u00e8 con la pratica artistica \u201cclassica\u201d medesimi contenuti formali e identici obiettivi comunicativi. Il fatto pi\u00f9 interessante \u00e8 che le azioni dei milioni di utenti messe in pratica quotidianamente sui social, proprio come una performance di Vico Acconci o Marina Abramovich, non hanno come contenuto l\u2019azione stessa ma il mediarne la verit\u00e0 tramite il video.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto concerne i contenuti unscripted delle televisioni e delle piattaforme e che sono, di fatto, il modello dei social network, si potrebbe definirli meglio utilizzando i parametri dell\u2019happening, performace di gruppo formalizzata negli anni Sessanta da Allan Kaprow. Allievo di John Cage, influenzato dalle forme derivate dall\u2019interazione casuale di elementi diversi e dalle pratiche aperte di matrice orientale del maestro, Kaprow interpreta e formalizza teoricamente la pratica dell\u2019happening. Partendo dall\u2019estetica cumulativa e vitalista degli assemblaggi New-Dada compie quel passaggio che dall\u2019environment, la costruzione di ambienti e installazioni immersive (che hanno, come sappiamo, il loro modello nel Merzbau di Schwitters) porta all\u2019happening, \u2013 letteralmente \u201caccadimenti\u201d \u2013 la costruzione di situazioni in cui l\u2019arte coincide con l\u2019esperienza che si compie, portando alle estreme conseguenze l\u2019idea di fusione tra arte e vita. L\u2019happening \u00e8 una pratica in bilico tra teatro e performance in cui, in una cornice debole, con una bassa possibilit\u00e0 di controllo da parte dell\u2019autore, il pubblico diventa parte attiva, protagonista senza copione di situazioni spesso stravaganti che sovvertono i rapporti sociali e le logiche dei comportamenti. Nell\u2019happening c\u2019\u00e8 quindi una sorta di \u201cmessa in scena\u201d che funziona come una cornice che stacca i suoi partecipanti dalla normalit\u00e0, calandoli in situazioni imprevedibili e indefinite; cos\u00ec accade anche in un reality show e in ogni contenuto unscripted \u2013 una stanza chiusa a chiave, un\u2019isola deserta, una cucina, ma anche una diretta su un social o un flash-mob in un museo \u2013 in cui, come diceva John Cage, \u201csuccede quello che deve succedere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Performance e happening sono quindi diventate pratiche diffuse a livello globale, nota Valentina Tanni: \u00abCome accaduto prima per altre forme d\u2019arte quali la fotografia e il video, anche la performance art oggi \u00e8 una pratica espressiva definitivamente liberata, che cresce e muta in mano alle persone, al di fuori del mondo dell\u2019arte, trasformandosi in un vero linguaggio. Performance selvagge del genere sono indagini pratiche sull\u2019esistenza: esperimenti sul corpo, sulla durata, sull\u2019identit\u00e0, sul significato della comunit\u00e0, sulla condizione umana. Non si tratta, nella maggioranza dei casi, di riflessioni di genere filosofico o linguistico, come accade nell\u2019arte concettuale, quanto piuttosto di un rituale collettivo che si sviluppa attraverso la partecipazione diretta\u00bb<sup>3<\/sup>. Per concludere, possiamo chiosare dicendo che questo \u201crituale collettivo che si sviluppa attraverso la partecipazione diretta\u201d \u2013 che \u00e8 molto spesso ripetizione, emulazione: cio\u00e8 copia e incolla, cio\u00e8 prelievo e processo \u2013 \u00e8 una forma di filosofia pratica e di creazione, per quanto inconsapevole, di una soggettivit\u00e0 selvaggia e vitale.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 www.ilpost.it\/2022\/03\/13\/programmi-senza-sceneggiatura-unscripted\/<\/p>\n\n\n\n<p>2 Marco Senaldi, <em>Enjoy! Il godimento estetico<\/em>. Meltemi, Roma, 2003-2006. p. 235-236.<\/p>\n\n\n\n<p>3 Valentina Tanni, <em>Memestetica. Il settembre eterno dell\u2019arte<\/em>. Nero, Roma, 2021. pp. 166-167<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abUnscripted: I programmi senza sceneggiatura. Sono i cosiddetti contenuti \u201cunscripted\u201d: reality, giochi e talent da tv tradizionale, che stanno diventando sempre pi\u00f9 importanti anche per lo streaming. Da ormai quasi un decennio, quando un servizio di streaming vuole guadagnare mercato e nuovi spettatori punta anzitutto su una grande serie tv. Successe per la prima volta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/980"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=980"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/980\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":982,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/980\/revisions\/982"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=980"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=980"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=980"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}