{"id":978,"date":"2024-02-20T10:48:43","date_gmt":"2024-02-20T09:48:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=978"},"modified":"2024-02-20T10:48:44","modified_gmt":"2024-02-20T09:48:44","slug":"decoro-urbano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=978","title":{"rendered":"Decoro urbano"},"content":{"rendered":"\n<p>Da sempre i muri sono il primo luogo in cui la \u201cvoce del popolo\u201d si alza senza controllo e senza censura, nelle nostre citt\u00e0 questa libera espressione si manifesta con scritte, graffiti, tag, manifesti abusivi. Come sappiamo, questi interventi sono sempre fuorilegge, non sono mai graditi dai proprietari dei muri (perch\u00e9 ogni muro ha un padrone) e vengono interpretati dalla maggioranza della cittadinanza come segni deturpanti, sollevando dibattiti sul decoro urbanoe veementi richieste da parte di associazioni di cittadini di buon gusto dell\u2019intervento della polizia e della pulizia: secondini e imbianchini che a forza di far scattare manette e rullare colore sterilizzino lo spazio contaminato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo anche che il vero problema rappresentato da questi segni non \u00e8 il \u201cdecoro\u201d ma la messa in questione della propriet\u00e0 dello spazio urbano perch\u00e9 pongono una domanda semplice ma mai espressa: di chi \u00e8 la citt\u00e0? \u00e8 del Comune? dei proprietari dei palazzi, degli immobiliaristi? delle agenzie di pubblicit\u00e0 che speculano sui muri? la citt\u00e0 \u00e8 privata o \u00e8 di tutti, e quindi anche mia? Alessandro Dal Lago e Serena Giordano la spiegano cos\u00ec: \u00abIl conflitto sul decoro urbano ci sembra tutto qui: da una parte la pretesa che a decidere sull\u2019estetica urbana siano i detentori del potere, economico e politico, o i tutori dell\u2019ordine; dall\u2019altra il proliferare di messaggi alternativi, espressivi, critici che contestano di fatto questa pretesa\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Le nostre citt\u00e0 sono una semplice somma di spazi privati, di recinti pi\u00f9 o meno visibili, il cosiddetto \u201cspazio pubblico\u201d, lo spazio di tutti, di fatto non esiste, anche i giardini, le piazze sono espropriate e soggette al controllo: c\u2019\u00e8 sempre un guardiano, un vigile, una telecamera. Cos\u00ec, quando passeggio per la citt\u00e0, il mio sguardo \u2013 che dovrebbe essere uno strumento di inalienabile libert\u00e0 \u2013 risulta imprigionato dalla privatizzazione dello spazio pubblico, ingabbiato in un orizzonte fatto solo di cancelli, muri imbiancati, telecamere di sorveglianza, pubblicit\u00e0, divieti. Alla repressione dello sguardo si oppone l\u2019inopportuno segno vandalico \u2013 un disegno, un\u2019ingiuria, una dichiarazione d\u2019amore: segno di libera espressione non richiesta che interferisce e disturba, che non ha la pretesa di essere estetico, cio\u00e8 integrato alla logica della comunicazione e quindi dell\u2019utilit\u00e0 ma che, anzi, \u00e8 l\u00ec a offrirmi, proprio perch\u00e9 turba la mia acquiescenza, la possibilit\u00e0 di immaginare qualcosa di diverso tra le sbarre della gabbia urbana.<\/p>\n\n\n\n<p>I graffiti esprimono questo conflitto, da una parte i detentori del potere e i tutori dell\u2019ordine (che servono il potere) e dall\u2019altra i cittadini (che siamo noi). Un regime che si rispetti, anche se democratico come il nostro, non pu\u00f2 certo tollerare la libera espressione che viene dal basso e impone con ogni mezzo il proprio \u201cregime estetico\u201c nello spazio che controlla. L\u2019infrazione estetica \u00e8 anche una disobbedienza culturale, \u00e8 diserzione civile, \u00e8 sabotaggio poetico e politico.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Alessandro Dal Lago, Serena Giordano, <em>Sporcare i muri. Graffiti, decoro, propriet\u00e0 privata<\/em>. Derive Approdi, Roma, 2018. p.11<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da sempre i muri sono il primo luogo in cui la \u201cvoce del popolo\u201d si alza senza controllo e senza censura, nelle nostre citt\u00e0 questa libera espressione si manifesta con scritte, graffiti, tag, manifesti abusivi. 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