{"id":962,"date":"2024-02-18T15:33:43","date_gmt":"2024-02-18T14:33:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=962"},"modified":"2024-02-18T15:33:45","modified_gmt":"2024-02-18T14:33:45","slug":"ornamento","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=962","title":{"rendered":"Ornamento"},"content":{"rendered":"\n<p>Secondo Christine Buci-Glucksmann \u00abl\u2019ornamento e il decorativo sono legati ma non per questo si identificano\u00bb, in ogni caso entrambi \u00abdesignano accessori esteriori del bello\u00bb<sup>1<\/sup>. L\u2019ornamento ha a che fare con la superficie e con l\u2019abbellimento e si potrebbe intendere (e in effetti \u00e8 stato interpretato cos\u00ec) come un supplemento al vero contenuto della forma. L\u2019ornamentazione attraversa ogni espressione estetica, dalle arti visive, all\u2019architettura, alla musica e \u00abnon \u00e8 dovuta a un eccesso, ma fa coesistere struttura e dettaglio, decorazione e svelamento\u00bb<sup>2<\/sup>. L\u2019ornamento si pone quindi come una mediazione tra i diversi elementi che costituiscono la forma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per cercare di delimitare l\u2019ambito in cui ci muoveremo possiamo cominciare definendo l\u2019ornamento come una categoria filosofica e insieme un\u2019attitudine estetica che, agendo per astrazione e metamorfosi, ha il compito di compiere una mediazione tra gli elementi di un discorso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ornamento ha quindi la funzione di mettere in connessione le parti di un oggetto estetico: un\u2019architettura, un brano musicale, un vaso, un testo&#8230;. Per semplificare, possiamo dire che serve per mettere in relazione, in dialogo, la forma e il suo contenuto. L\u2019ornamento si produce quindi nel movimento e nella metamorfosi e soprattutto nella dinamica di forze che: \u00abnella maggior parte dei casi [&#8230;] funzionano per opposizione: in movimento e statiche, grazia e forza, determinazione e indeterminazione, stilizzazione e letteralit\u00e0, struttura e dettaglio, convenzione e innovazione, superficie piana e rilievo, lineare e curvilineo. \u00c8 in questo modo che i mosaici dell\u2019Alhambra \u2013 per fare un esempio flagrante \u2013 combinano la piattezza estrema dovuta al supporto con arabeschi, con il gioco dei pattern ripetitivi, per lo pi\u00f9 geometrici, e con un certo movimento\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ornamento \u00e8 quindi una forza capace di trasformare, finanche trasfigurare, gli oggetti, facendo perno proprio sulla dinamica creata da queste opposizioni. Un\u2019energia metamorfica che nel corso del Settecento \u2013 secolo in cui si gettano le basi dell\u2019ideologia moderna \u2013 \u00e8 stata avvertita come nemica del vero e del bello. Immanuel Kant nella sua <em>Critica del giudizio<\/em> \u2013 testo su cui si fonda l\u2019estetica moderna \u2013 avverte che gli ornamenti \u00abnon appartengono intimamente, come parte costitutiva, alla rappresentazione totale dell\u2019oggetto, ma soltanto come accessori esteriori\u00bb, operando cos\u00ec una distinzione radicale tra contenuto e forma esteriore, tra bello come espressione del vero e bello come estensione sensibile, suo supplemento subordinato. \u00abRiducendo l\u2019ornamento a un supplemento, distinguendo il buon ornamento dal cattivo, Kant apre una breccia: all\u2019alba del moderno la preziosit\u00e0 e la sensualit\u00e0 ornamentali diventano progressivamente oggetto di esclusione se non un tab\u00f9\u00bb<sup>4<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, la scomunica Ottocentesca della decorazione, avvertita come nemica del vero, ha radici ancora pi\u00f9 profonde, Giuliana Altea nota che: \u00abne \u00e8 spia il ricorrere, nella retorica antica, dell\u2019immagine dell\u2019ornamento come trucco o belletto; una metafora che trova riscontro nella stessa etimologia della parola \u00abcosmetica\u00bb (kosmos in greco significa sia \u00abornamento\u00bb che \u00abordine\u00bb). Equiparato al cosmetico \u00e8 anche, nella tradizione classica, il colore, bollato da Platone come falso, disonesto, ingannevole e volgare. La condanna platonica scaturita dalla svalutazione del mondo sensibile rispetto a quello intellegibile e dalla riduzione delle immagini a pura imitazione, \u00e8 all\u2019origine della contrapposizione fra disegno e colore tramandata dalla teoria artistica accademica: mentre il primo pone la rappresentazione sotto il segno della ragione teoretica il secondo la sottrae all\u2019orizzonte di questa, consegnandola al dominio dei sensi. Il colore-cosmetico \u00e8 puro ornamento: femminile e sensuale, coinvolge emotivamente fuggendo allo scrutinio razionale; per contro il disegno, intellettuale e virile, \u00e8 garante della forma, definisce e costringe entro i suoi contorni la mutevole sostanza cromatica\u00bb<sup>5<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>La dinamica tra forma e contenuto o, meglio, tra espressione sensibile della verit\u00e0 (che dovrebbe essere) contenuta nella forma e l\u2019aspetto esteriore della forma \u00e8 un nodo spesso irrisolto che attraversa la creativit\u00e0 occidentale sin dagli albori. L\u2019ornamento dovrebbe essere appunto l\u2019elemento che&nbsp; media e mette in relazione le diverse parti della forma.<\/p>\n\n\n\n<p>La funzione di mediazione dell\u2019ornamento entra in crisi nell\u2019Ottocento, quando, agli albori del movimento moderno l\u2019ornamento comincia a essere avvertito come superfluo, se non deleterio; \u00e8 una crisi che attraverser\u00e0 tutta la cultura fino alla fine del Novecento. Nell\u2019estetica modernista, impegnata nella ricerca di una forma sempre pi\u00f9 pura, assoluta, autosufficiente l\u2019ornamento \u00e8 stato espunto dal discorso in quanto percepito come inquinante e disfunzionale, come kitsch e ipocrita.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Christine Buci-Glucksmann, <em>Filosofia dell\u2019ornamento<\/em>. Traduzione di Simone Verde. Sellerio, Palermo, 2010. p.21<\/p>\n\n\n\n<p>2 Ivi, p.21<\/p>\n\n\n\n<p>3 Ivi, p.22<\/p>\n\n\n\n<p>4 Ivi, p.24<\/p>\n\n\n\n<p>5 Giuliana Altea, <em>Il fantasma del decorativo<\/em>. Il Saggiatore, Milano, 2012. p. 22<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo Christine Buci-Glucksmann \u00abl\u2019ornamento e il decorativo sono legati ma non per questo si identificano\u00bb, in ogni caso entrambi \u00abdesignano accessori esteriori del bello\u00bb1. L\u2019ornamento ha a che fare con la superficie e con l\u2019abbellimento e si potrebbe intendere (e in effetti \u00e8 stato interpretato cos\u00ec) come un supplemento al vero contenuto della forma. 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