{"id":960,"date":"2024-02-18T15:31:50","date_gmt":"2024-02-18T14:31:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=960"},"modified":"2024-02-18T15:31:51","modified_gmt":"2024-02-18T14:31:51","slug":"lo-spazio-delle-immagini","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=960","title":{"rendered":"Lo spazio delle immagini"},"content":{"rendered":"\n<p>Il filosofo Vil\u00e9m Flusser, nel libro <em>Immagini<\/em>, spiega come le emissioni tecniche di immagini non cambiano solamente l\u2019ordine con il quale si producono e trasmettono le informazioni ma mutano anche le condizioni del loro uso e dello spazio entro il quale avviene. L\u2019uomo contemporaneo non si muove pi\u00f9 (o lo fa ogni giorno meno) dal suo \u00abprivato verso lo spazio pubblico, dal momento che \u00e8 meglio informato a casa sua e poich\u00e9, fondamentalmente, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno spazio pubblico nel quale potrebbe recarsi\u00bb. \u00abLa piazza del mercato, la scuola e gli spazi pubblici a essi comparabili sono spazi arcaici, non adeguati all\u2019attuale comunicazione e verranno abbandonati\u00bb<sup>1<\/sup>. Le immagini tecniche \u2013 emissioni di senso \u2013 definiscono ora quel campo di relazioni che nella cultura pre-moderna definiva lo spazio pubblico. Le immagini ci avvolgono e inseguono fin nel nostro intimo e si sostituiscono allo spazio pubblico, la penetrazione proiettiva delle immagini tecniche spinge l\u2019individuo nell\u2019angolo del suo privato. Le immagini tecniche, per\u00f2, non solo isolano chi le riceve ma isolano ancora di pi\u00f9 chi non le riceve o rifiuta, perch\u00e9 costui si trova tagliato fuori, escluso dal discorso pubblico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro ambiente \u00e8 integralmente definito da apparati tecnici che funzionano automaticamente, senza la necessit\u00e0 del nostro intervento. In un mondo definito dalla tecnica \u00abla libert\u00e0 umana non consiste pi\u00f9 nel trasformare il mondo secondo la propria intenzione (questo gli apparati lo fanno meglio), ma prescrivere agli apparati la forma prevista (programmarli) e fermarli dopo che hanno prodotto questa forma (controllarli)\u00bb<sup>2<\/sup>. Durante la modernit\u00e0 l\u2019automazione \u00e8 stata, ed \u00e8 stata vista, come l\u2019opportunit\u00e0, e il sogno, di liberare gli uomini dalla necessit\u00e0 di fare, o di fare con meno sforzo, molte cose necessarie al proprio sostentamento. Gli apparati automatici in effetti fanno questo se sono governati dall\u2019azione dell\u2019uomo tuttavia, la velocit\u00e0 di produzione (e oggi, di auto-produzione), li fa sfuggire dal controllo: gli uomini non hanno pi\u00f9 la capacit\u00e0 di controllare l\u2019insieme di automatismi che governa la realt\u00e0: \u00abl\u2019uomo come singola essenza, come funzionario solitario e distratto, come destinatario, ha definitivamente perso il controllo sugli apparati. La competenza degli apparati, la loro velocit\u00e0 di computazione e la loro capacit\u00e0 di conservare informazioni, la loro \u201cmemoria\u201d, sono maggiori rispetto alla competenza del cervello umano\u00bb<sup>3<\/sup>. Secondo Flusser, anche le immagini tecniche sono sempre di pi\u00f9 generate in processi automatici e cos\u00ec sfuggono al controllo, sono ingovernabili. L\u2019automazione nella produzione di immagini tecniche trasforma la libert\u00e0 umana perch\u00e9 modifica la nostra capacit\u00e0 di generare e trasmettere informazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Flusser distingue chiaramente le differenti modalit\u00e0 con cui si producono e trasmettono le informazioni: il discorso \u00e8 il mezzo con cui si trasmette l\u2019informazione, il dialogo il metodo con cui si produce l\u2019informazione. La societ\u00e0 contemporanea \u2013 in cui \u00abi testi vengono sostituiti dalle immagini\u00bb, immagini sempre di pi\u00f9 prodotte da apparati automatici che eludono il nostro intervento e la nostra comprensione \u2013 \u00e8 quindi un luogo di discorsi, le immagini tecniche <em>sono<\/em> questi discorsi, prodotti da apparati che sfuggono al controllo perch\u00e9 sempre meno leggibili e governabili. La domanda che pone Flusser \u00e8 semplice: \u00e8 possibile che le immagini tecniche, da mezzo con cui si veicolano le informazioni \u2013 un discorso che, come tale, \u00e8 sempre sub\u00ecto \u2013 possano farsi elementi di un dialogo \u2013 un metodo con cui si produce senso, singolarit\u00e0?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Flusser pubblica il suo libro nel 1980 \u2013 nel pieno dell\u2019esplosione mediale postmoderna e all\u2019alba della rivoluzione digitale \u2013, per l\u2019autore, cos\u00ec come vengono utilizzati negli anni in cui scrive gli apparati (automatici) di produzione delle immagini tecniche producono solo discorsi \u2013 vuoti, corrivi, insensati \u2013 puro flusso di immagini, un discorso disperso in tante solitudini.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Vil\u00e9m Flusser, <em>Immagini. Come la tecnologia ha cambiato la nostra percezione del mondo<\/em>. Traduzione di Salvatore Patriarca. Fazi, Roma, 2009<em>. <\/em>p. 70<\/p>\n\n\n\n<p>2 <em>Ivi, <\/em>p. 101-102<\/p>\n\n\n\n<p>3 <em>Ivi, <\/em>p. 105<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il filosofo Vil\u00e9m Flusser, nel libro Immagini, spiega come le emissioni tecniche di immagini non cambiano solamente l\u2019ordine con il quale si producono e trasmettono le informazioni ma mutano anche le condizioni del loro uso e dello spazio entro il quale avviene. 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