{"id":952,"date":"2024-02-13T22:14:20","date_gmt":"2024-02-13T21:14:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=952"},"modified":"2024-02-13T22:14:21","modified_gmt":"2024-02-13T21:14:21","slug":"iconosfera","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=952","title":{"rendered":"Iconosfera"},"content":{"rendered":"\n<p>La tecnologia non \u00e8 uno strumento, ha da molto tempo superato il limite dello spazio sociale e culturale dentro cui aveva solo funzioni strumentali, finalizzate al raggiungimento di uno scopo preciso (sollevare, scavare, trasportare) assolto il quale cessava la sua utilit\u00e0 e rimaneva separata dal mondo. La tecnologia \u00e8 oggi il mondo, dentro la tecnologia noi agiamo e pensiamo e non possiamo astrarci da essa perch\u00e9 non \u00e8 possibile sottrarsi al proprio mondo \u2013 nessun animale pu\u00f2 vivere al di fuori del proprio ecosistema e per noi, animali umani, la tecnologia \u00e8 l\u2019ecosistema. Questo ecosistema \u00e8 costituito da strumenti, apparecchi, dispositivi; protocolli, procedure, azioni, il nostro agire \u201cnella\u201d tecnologia \u00e8 di fatto un incessante emettere e ricevere una enorme e spesso inavvertita quantit\u00e0 di segnali, informazioni, dati e immagini; una quantit\u00e0 davvero strabiliante, addirittura inconcepibile di immagini ogni giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto a chi ha vissuto in epoca premoderna il nostro ambiente visuale \u00e8 enormemente ampliato e comprende immagini naturali, artificiali, mediali. In altri termini, possiamo dire che il nostro ambiente visuale \u00e8 un\u2019iconosfera cio\u00e8 \u00abla sfera costituita dall\u2019insieme delle immagini che circolano in un determinato contesto culturale, dalle tecnologie con cui esse vengono prodotte, elaborate, trasmesse e archiviate e dagli usi sociali di cui queste stesse immagini sono oggetto. Dagli anni Novanta [&#8230;] con l\u2019avvento di internet, la progressiva diffusione delle tecnologie digitali e il sempre pi\u00f9 facile accesso a software e dispositivi per la produzione, riproduzione, manipolazione, archiviazione, trasmissione e condivisione di immagini, il semplice numero delle immagini in circolazione \u00e8 aumentato vertiginosamente, producendo un flusso iconico incessante \u2013 pi\u00f9 volte descritto come bombardamento, cascata, proliferazione di immagini \u2013 che ha trasformato profondamente la nostra esperienza quotidiana. La rapida diffusione dei computer fissi e portatili; il lancio di programmi per l\u2019elaborazione di immagini come Photoshop (la cui versione 1.0 compare nel 1990), di formati per la compressione di immagini fisse come il formato Jpeg (creato nel 1991-92) e di browser per la navigazione su internet come Netscape Navigator (1994) e Microsoft Internet Explorer (1995); la graduale convergenza di media precedentemente distinti dal punto di vista sia tecnologico (macchina fotografica, videocamera, cinepresa, schermo televisivo, schermo cinematografico, radio, telefono, macchina da scrivere, libro, giornale&#8230;) verso dispositivi multiuso caratterizzati da interfaccia semplici e intuitive: tutti questi fattori hanno fatto s\u00ed che un pubblico sempre pi\u00f9 vasto fosse in grado di accedere a tecnologie capaci di produrre, elaborare e condividere immagini in modo rapido e immediato\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>La complessit\u00e0 della nostra iconosfera \u00e8 tale che nessuna immagine \u2013 e di fatto nessuna delle nostre altre attivit\u00e0<sup>2<\/sup> \u2013 pu\u00f2 essere pi\u00f9 valutata per quello che \u00e8 in se stessa, ma solo all\u2019interno della rete di relazioni di cui \u00e8 parte. Dunque anche le immagini che produciamo o consumiamo, per essere comprese, devono essere inserite nel loro contesto narrativo, nella dimensione relazionale di cui fanno parte, la nostra iconosfera \u00e8 un intreccio, un luogo di transiti e sovrapposizioni, un rizoma direbbero Deleuze e Guattari.<\/p>\n\n\n\n<p>La complessit\u00e0 e la stratificazione del nostro mondo visuale \u00e8 tale che anche il nostro sguardo \u00e8 stratificato, complesso, mutevole, si adatta ai contesti e si modifica in base alle rete di altre azioni a cui \u00e8 connesso e, soprattutto, il nostro sguardo \u00e8 specializzato: un medico ha uno sguardo completamente differente da quello di un sarto o di un grafico, se tutti costoro guardano, ad esempio, un corpo, il loro sguardo allenato e specializzato vedr\u00e0 di questo corpo aspetti diversi invisibili agli altri. La questione \u00e8 ulteriormente arricchita da fatto che ognuno di questi sguardi specializzati \u00e8 ormai integrato (anche inconsciamente) a tutta una serie di protesi tecnologiche specifiche (una macchina per la risonanza magnetica, una fotocamera, un programma di modellizzazione, un algoritmo di simulazione somatica\u2026) che ampliano enormemente e specializzano ancor di pi\u00f9 lo spettro del visibile. Se il corpo che questi specialisti stanno guardando \u00e8 il <em>nostro<\/em> ci rendiamo conto che allo sguardo umano, naturale che si posa su di noi si sovrappone anche uno sguardo macchinico, inumano e in qualche misura inconcepibile. Le macchine con cui guardiamo, a loro volta, ci rivolgono degli sguardi. Comprendere la qualit\u00e0 di questi sguardi non-umani su di noi e sul mondo \u00e8 la sfida dell\u2019attuale riflessione sulla natura della nostra iconosfera.<\/p>\n\n\n\n<p>La riflessione sugli sguardi che le macchine ci rivolgono (satelliti e droni che ci osservano inosservati, videocamere di sorveglianza, macchine mediche, fotocamere dei device, tag sulle fotografie in cui appariamo inconsapevolmente, intelligenze artificiali che scrutano i nostri movimenti\u2026) ripropone in modo del tutto nuovo un problema in verit\u00e0 antichissimo: il potere che le immagini esercitano su di noi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Andrea Pinotti, Antonio Somaini, <em>Cultura visuale. Immagini, sguardi, media, dispositivi. Einaudi, Torino, 2016<\/em>. p.18<\/p>\n\n\n\n<p>2 \u00abNella tarda modernit\u00e0 \u2013 scrive Massimo De Carolis \u2013 tutti i sistemi sociali \u2013 dalla politica all\u2019economia o alla scienza \u2013 tendono a organizzarsi e comprendersi non pi\u00f9 come sistemi d\u2019azione, ma come <em>sistemi di comunicazione<\/em>. Ci\u00f2 non vuol dire che si agisca o si produca meno che in passato. Il punto per\u00f2 \u00e8 che ogni azione socialmente significativa \u00e8 valutata di fatto come <em>proposta comunicativa<\/em> concernente l\u2019intero aspetto del sistema in cui \u00e8 inscritta: il prezzo, poniamo, per un singolo titolo azionario comunica una certa lettura dell\u2019intero mercato, una singola opera d\u2019arte ridefinisce a suo modo la distinzione generale fra ci\u00f2 che \u00e8 arte e ci\u00f2 che non lo \u00e8, e cos\u00ec via. In altri termini, perquanto il contenuto materiale di un\u2019azione possa essere del tutto diverso in un campo o in un altro, la crescente complessit\u00e0 sociale fa emergere via via, in tutti questi diversi settori sociali un aspetto <em>formale <\/em>che \u00e8 sostanzialmente lo stesso: quello per cui, a parit\u00e0 di contenuti, il <em>significato <\/em>di una data azione dipende dal modo in cui essa riassume in s\u00e9 la <em>rete di altre azioni<\/em> cui \u00e8 connessa, offrendone una possibile rappresentazione\u00bb. Massimo De Carolis, <em>La vita nell\u2019epoca della sua riproducibilit\u00e0 tecnica<\/em>. Bollati Boringhieri, Milano, 2004.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tecnologia non \u00e8 uno strumento, ha da molto tempo superato il limite dello spazio sociale e culturale dentro cui aveva solo funzioni strumentali, finalizzate al raggiungimento di uno scopo preciso (sollevare, scavare, trasportare) assolto il quale cessava la sua utilit\u00e0 e rimaneva separata dal mondo. 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