{"id":950,"date":"2024-02-13T22:13:15","date_gmt":"2024-02-13T21:13:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=950"},"modified":"2024-02-13T22:13:16","modified_gmt":"2024-02-13T21:13:16","slug":"mnemosyne","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=950","title":{"rendered":"Mnemosyne"},"content":{"rendered":"\n<p>Il lavoro sull\u2019arte di Aby Warburg insiste nello scoprire forme antecedenti che emergono come fantasmi nei quadri, nelle sculture e negli affreschi degli artisti Rinascimentali: sotto le forme di una Madonna di Botticelli Warburg rintraccia la memoria di una figura etrusca; nelle sculture di Donatello scopre le maschere funerarie fiorentine medioevali e da queste risale alla scultura votiva romana. Memorie attive, dinamiche, sepolte sotto un\u2019iconografia che allora, e spesso ancora oggi, si credeva cristallizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attualit\u00e0 del pensiero di Warburg risulta immediatamente evidente osservando l\u2019atlante Mnemosyne, la raccolta di immagini messe insieme dallo storico nella sua biblioteca con le quali dimostrava le potenzialit\u00e0 del suo metodo storico. Mnemosyne \u00e8 composto da un\u2019insieme 79 pannelli neri su cui sono fissate centinaia di fotografie, ogni pannello affronta un tema montando immagini diverse che lo attraversano in modo da costruire imprevedibili percossi di senso. Questo disporre immagini differenti e metterle in risonanza \u00e8 un \u00abatto interpretativo\u00bb: Warburg \u00abdisponendo, sullo schermo nero, vari riferimenti visivi organizzati o in polarit\u00e0 o in sequenze di dettagli-fotogrammi\u00bb<sup>1<\/sup> compie un\u2019azione ermeneutica in grado di connettere a livello profondo immagini che sono state prodotte in luoghi e tempi differenti ma anche di far emergere l\u2019insieme di immagini preesistenti, di simboli, forme, riferimenti intessuti in ogni immagine. Questa pratica di montaggio rende visibile come gli stessi materiali che Warburg prende in oggetto sono frutto di stratificazioni e accumuli, di sopravvivenze consapevoli e reminiscenze inconsce. \u00abIl primo modello dell\u2019atlante Mnemosine va quindi cercato nella struttura stessa degli oggetti che interroga, che smonta e rimonta analiticamente\u00bb<sup>2<\/sup>, perch\u00e9 nessuna immagine, ci dice Warburg, pu\u00f2 esistere senza quelle che l\u2019hanno preceduta e seguita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni immagine si presenta allora come un insieme di elementi eterogenei che convivono nella stessa porzione di spazio e di tempo e in ogni immagine \u00e8 intrinseca questa dimensione dialettica \u2013 come suggerisce Benjamin, \u00e8 dialettica in posizione di arresto. Per questo, il lavoro di decifrazione si deve svolgere con un montaggio: con \u00abun\u2019interpretazione che non cerca di ridurre la complessit\u00e0, ma di mostrarla, di esporla, di dispiegarla\u00bb<sup>3<\/sup>. E per poter dispiegare completamente la complessit\u00e0 delle immagini \u00abWarburg aveva capito che doveva rinunciare a fissare le immagini, come un filosofo deve saper rinunciare a fissare le sue opinioni. Il pensiero \u00e8 fatto di plasticit\u00e0, di mobilit\u00e0, di metamorfosi. Per questo Warburg si vide costretto a rinunciare persino a incollare le stampe fotografiche su tavole cartonate. [&#8230;] Il semplice protocollo tecnico dei fermagli permetteva di lasciare alle immagini la loro mobilit\u00e0 e di non completare mai il gioco\u00bb<sup>4<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco allora apparire chiaramente uno dei tratti che rende Mnemosyne una delle esperienze visive pi\u00f9 formidabili del secolo: la capacit\u00e0 di Warburg di accettare la complessit\u00e0 della materia che manipola senza avere mai la tentazione di fissarla in una forma definitiva, in una forma che potremmo definire ottimizzata e dimostrare la necessit\u00e0 di mantenere la materia della propria analisi in uno stato di perenne mobilit\u00e0 e apertura, di caos irriducibile a ogni ordine definitivo, perch\u00e9 \u00e8 proprio questo stato di turbolenza a stimolare la nostra facolt\u00e0 di immaginare percorsi di senso sempre nuovi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso tipo di esperienza che ha compiuto Kurt Schwitters all\u2019opera nel suo Merzbau, costruzione sempre in fieri, mai compiuta, mai fissata in una forma definitiva e consegnata a un perenne processo di ridefinizione e ri-pensamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Il desiderio di mantenere la scrittura della storia delle forme in uno stato di apertura e di instabilit\u00e0 \u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano e avverso al tipo di storia che si andava scrivendo in Europa negli stessi anni, su cui le nazioni stavano fondando il mito del loro destino. \u00abMnemosyne \u2013 scrive Didi-Huberman \u2013 \u00e8 un oggetto d\u2019avanguardia in quanto osa decostruire l\u2019album-souvenir storicistico delle \u201cinfluenze dell\u2019Antichit\u00e0\u201d per sostituirgli un atlante della memoria erratico, regolato dall\u2019inconscio, saturo di immagini eterogenee, invaso di elementi anacronici o immemoriali, assillato dal quel nero degli schermi che, spesso, assume il ruolo di indicatore di spazi vuoti, di missing-links, di buchi di memoria. Essendo la memoria fatta di buchi, il nuovo ruolo attribuito da Warburg allo storico della cultura \u00e8 quello di un interprete della rimozione, di un \u201cveggente\u201d dei buchi della memoria. Mnemosyne \u00e8 un oggetto intempestivo, in quanto osa nell\u2019et\u00e0 del positivismo e della storia trionfante, funzionare come un puzzle o come una partita i tarocchi sproporzionati \u2013 configurazione senza limiti, numero di carte variabile all\u2019infinito. Le differenze non vengono mai riassorbite in qualche identit\u00e0 superiore: come nel mondo fluido della partecipazione, esse si animano dei loro legami, che \u2013 con sperimentazione sempre rinnovata \u2013 il cartomante di questo gioco con il tempo trova\u00bb<sup>5<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la bellezza del Mnemosyne risiede anche nel suo essere un modello attivo e utile nel nostro presente: archetipo di tanti atlanti, raccolte di immagini, collezioni che percorreranno il Novecento arrivando sino a noi per rendere evidente \u2013 nell\u2019era delle immagini interrelate da automatismi portatori di contenuti stabiliti in anticipo, dei link prodotti da algoritmi scritti per ottimizzare le nostre esperienze visive e cognitive e fissarle cos\u00ec a standard concepiti altrove e per scopi che non sono i nostri \u2013 che il significato di ogni immagine, o di ogni insieme di immagini deve essere cercato incessantemente, tessendo reti, disegnando analogie, mettendo in risonanza, scoprendo affinit\u00e0 e discrasie, accettando soprattutto di lavorare \u00abnon sul significato delle figure [&#8230;] ma sui rapporti complessi che queste figure intrattengono tra di loro in un dispositivo visivo complesso, e irriducibile all\u2019ordine del discorso\u00bb<sup>6<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Didi-Huberman, Georges, <em>L\u2019immagine insepolta. Aby Warburg, la memoria dei fantasmi e la storia dell\u2019arte<\/em>. Traduzione di Alessandro Serra. Bollati Boringhieri, Milano, 2006. p.447<\/p>\n\n\n\n<p>2 <em>Ivi,<\/em> p.447<\/p>\n\n\n\n<p>3 <em>Ivi,<\/em> p.455<\/p>\n\n\n\n<p>4 <em>Ivi,<\/em> p. 423-424<\/p>\n\n\n\n<p>5 <em>Ivi,<\/em> p.444-445<\/p>\n\n\n\n<p>8 Elio Grazioli,<em> La collezione come forma d\u2019arte<\/em>. Johan &amp; Levi Editore, Milano, 2012. p 36<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lavoro sull\u2019arte di Aby Warburg insiste nello scoprire forme antecedenti che emergono come fantasmi nei quadri, nelle sculture e negli affreschi degli artisti Rinascimentali: sotto le forme di una Madonna di Botticelli Warburg rintraccia la memoria di una figura etrusca; nelle sculture di Donatello scopre le maschere funerarie fiorentine medioevali e da queste risale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/950"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=950"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/950\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":951,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/950\/revisions\/951"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}