{"id":931,"date":"2024-02-07T09:11:32","date_gmt":"2024-02-07T08:11:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=931"},"modified":"2024-02-07T09:11:34","modified_gmt":"2024-02-07T08:11:34","slug":"pensare-copiare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=931","title":{"rendered":"Pensare, copiare"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abIl pi\u00f9 grande libro di scrittura non creativa \u00e8 gi\u00e0 stato scritto. Da 1927 al 1940, Walter Benjamin ha sintetizzato molte delle idee su cui aveva lavorato nel corso della sua carriera in un\u2019opera intitolata <em>I \u00abpassages\u00bb di Parigi<\/em>. Molti credono che non si tratti d\u2019altro di centinaia e centinaia di pagine piene di note, una pila di frammenti e di bozze, in vista di un\u2019opera di pensiero mai realizzata. Ma altri sostengono che si tratta di una rivoluzionaria opera di circa mille pagine, basata sull\u2019appropriazione e sulla citazione, cos\u00ec radicale nella sua forma non digerita che \u00e8 impossibile pensare a un\u2019altra opera nella storia della letteratura che abbia lo stesso approccio. \u00c8 uno sforzo enorme: la maggior parte di ci\u00f2 che \u00e8 contenuto nel libro non \u00e8 stata scritta da Benjamin, che ha invece copiato testi scritti da altri, presi da mucchi di libri conservati nelle biblioteche, con alcuni passaggi che durano diverse pagine. Restano comunque le convenzioni: ogni estratto \u00e8 citato correttamente e la \u201cvoce\u201d di Benjamin si inserisce brillantemente con commenti e postille a ci\u00f2 che ha copiato\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, <em>I \u00abpassages\u00bb di Parigi <\/em>sono un grande collage di testi giustapposti, parole e pensieri di cui l\u2019autore si \u00e8 appropriato, sottraendoli dal loro contesto, per immetterli dentro una nuova cornice discorsiva, in un certo senso si pu\u00f2 dire che Benjamin fa dire ad altri le cose che desidera, a volte sovvertendone il senso \u2013 trasforma un orinatoio in una fontana.<\/p>\n\n\n\n<p>Benjamin era perfettamente consapevole della natura della propria operazione \u2013 cio\u00e8 produrre pensiero originale attraverso l\u2019appropriazione, la trasformazione, il ready-made \u2013 in una nota ai <em>\u00abpassages\u00bb <\/em>scrive: \u00abMetodo di questo lavoro: montaggio letterario. Non ho nulla da dire. Solo da mostrare. Non sottrarr\u00f2 nulla di prezioso e non mi approprier\u00f2 di alcuna espressione ingegnosa. Stracci e rifiuti, invece, ma non per farne l\u2019inventario, bens\u00ec per rendere loro giustizia nell\u2019unico mondo possibile: usandoli\u00bb. E ancora: \u00abQuesto lavoro deve sviluppare al massimo grado l\u2019arte di citare senza virgolette. La sua teoria \u00e8 intimamente connessa a quella del montaggio\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Continua Goldsmith: \u00abBenjamin non fa alcun tentativo di unificare [i propri materiali], se non quello di&nbsp; organizzare liberamente le sue citazioni per categorie. [\u2026] Invece di ammirare la capacit\u00e0 di sintesi dell\u2019autore, siamo portati a riflettere sulla squisita qualit\u00e0 delle scelte di Benjamin, sul suo gusto. \u00c8 ci\u00f2 che sceglie di copiare che rende questo lavoro un\u2019opera riuscita. [\u2026] Per tanti versi, il modo in cui leggiamo i <em>\u00abpassages\u00bb<\/em> parla del modo in cui abbiamo imparato a usare il Web: viaggiando da un luogo all\u2019altro dell\u2019ipertesto, navigando attraverso la sua immensit\u00e0; parla di come siamo diventati dei flaneur virtuali, surfando in modo casuale; di come abbiamo imparato a gestire e a raccogliere le informazioni, senza sentire la necessit\u00e0 di leggere il Web in modo lineare, e cos\u00ec via\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Assumiamo quotidianamente contenuti disseminati in miliardi di pagine digitali scollegate tra loro e li organizziamo secondo il nostro personale palinsesto, non si tratta semplicemente di una pratica dovuta a una specifica contingenza \u00e8, invece, un modello di pensiero che la cultura occidentale sperimenta da un centinaio d\u2019anni, e in modi sempre diversi, il web non ne \u00e8 che la versione pi\u00f9 tecnologicamente aggiornata.<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura filosofica di Benjamin, che si fonda su una pratica di raffinatissimo prelievo e montaggio di materiali differenti, \u00e8 molto simile tanta poesia surrealista che negli stessi anni sperimentava nuove forme letterarie, disarticolando la struttura linguistica con montaggi, ritagli, giochi; e collezioni, raccolte, antologie.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad esempio, nel 1939 Andr\u00e9 Breton, per metter a fuoco un concetto centrale ma nebuloso del Surrealismo, quello di humor nero \u2013 non un genere letterario preciso ma una <em>maniera<\/em> di concepire la scrittura come <em>emanazione<\/em>, <em>esplosione<\/em>, <em>provocazione<\/em>, <em>irrisione<\/em>, <em>rovesciamento<\/em> \u2013 ha costruito un\u2019antologia raccogliendo decine di testi, stralci, frammenti, citazioni per comporre un grande mosaico (un collage, un merzbau) di voci differenti, a volte antitetiche ma comunque convergenti, assonanti.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<em>Antologia dello Humor nero<\/em> di Breton \u00e8 un altro grande esempio di pensiero prodotto <em>attraverso<\/em> la collezione e il montaggio: \u00abAbbiamo a che fare \u2013 scrive Breton \u2013 con un soggetto scottante, avanziamo su un terreno infuocato, abbiamo di volta in volta il vento della passione favorevole o contrario, dal momento in cui pensiamo di sollevare il velo sul quell\u2019humor di cui riusciamo tuttavia, con immensa soddisfazione, a individuare i prodotti evidenti nella letteratura, nell\u2019arte, nella vita\u00bb<sup>4<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<em>Antologia<\/em> quindi disegna una figura dai contorni imprecisi ma \u201cscottanti\u201d che si producono non tanto nell\u2019analisi di un testo isolato quanto nel rapporto che questo riesce a instaurare con gli altri testi della stessa scottante natura, il \u201csenso\u201d \u00e8 dunque una questione di relazioni tra gli oggetti \u2013 un meccanismo intertestuale, direbbe Stoichita. In altre parole, Breton, come Benjamin \u2013 e come Schwitters all\u2019opera nel suo Merzbau \u2013 ha costruito una storia della letteratura seguendo un processo non lineare e narrativo ma&nbsp; aggregando materiali differenti in maniera rizomatica. L\u2019antologia cos\u00ec concepita forma un\u2019immagine in cui i significati si dispongono in modo fluido, aperto, in cui i concetti nascono grazie a imprevedibili accostamenti e collisioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa figura, Walter Benjamin, la chiamerebbe <em>costellazione<\/em>: \u00abLa prima cosa di questo cammino sar\u00e0 assumere il principio del montaggio nella storia. Erigere, insomma, le grandi costruzioni sulla base di minuscoli elementi costruttivi ritagliati con nettezza e precisione. Scoprire, anzi, nell\u2019analisi del piccolo momento particolare il cristallo dell\u2019accadere totale. Rompere, dunque, con il volgare naturalismo storico. Cogliere la costruzione della storia in quanto tale nella struttura del commentario. [&#8230;] Non \u00e8 che il passato getti la sua luce sul presente o il presente la sua luce sul passato, ma immagine \u00e8 ci\u00f2 in cui quel che \u00e8 stato si unisce fulmineamente con l\u2019adesso in una costellazione. In altre parole: immagine \u00e8 la dialettica in posizione di arresto\u00bb<sup>5<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Goldsmith, Kenneth, <em>CTRL+C CTRL+V (scrittura non creativa)<\/em>. Traduzione di Valerio Mannucci. Nero, Roma, 2019. p. 129<\/p>\n\n\n\n<p>2 Benjamin, Walter Benjamin, <em>I \u00abpassages\u00bb di Parigi<\/em>. Edizione italiana a cura di Enrico Ganni. Einaudi, Torino 2000 e 2010. p. 514, p. 512<\/p>\n\n\n\n<p>3 Goldsmith, <em>cit<\/em>. p. 133, p. 136<\/p>\n\n\n\n<p>4 Andr\u00e9 Breton, <em>Antologia dello Humor nero<\/em>. A cura di Mariella Rossetti e Ippolito Simonis. Einaudi, Torino, 1970. p. 10<\/p>\n\n\n\n<p>5 Benjamin, <em>cit<\/em>. p. 116<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl pi\u00f9 grande libro di scrittura non creativa \u00e8 gi\u00e0 stato scritto. Da 1927 al 1940, Walter Benjamin ha sintetizzato molte delle idee su cui aveva lavorato nel corso della sua carriera in un\u2019opera intitolata I \u00abpassages\u00bb di Parigi. 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