{"id":927,"date":"2024-02-07T09:09:20","date_gmt":"2024-02-07T08:09:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=927"},"modified":"2024-02-07T09:09:22","modified_gmt":"2024-02-07T08:09:22","slug":"uso-e-consumo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=927","title":{"rendered":"Uso e consumo"},"content":{"rendered":"\n<p>Negli anni Ottanta, quando la cultura occidentale comincia a scoprirsi postmoderna e la fiducia nei modelli di produzione materiale e culturale che l\u2019hanno guidata negli ultimi duecento anni mostra qualche crepa, la pratica del bricolage, con tutto il suo portato concettuale e operativo, torna ad assumere un nuovo rilievo. Si deve a Michel De Certeau una nuova messa a fuoco di questi temi. Con il libro <em>L\u2019invenzione del quotidiano <\/em>dedicato alle \u201carti del fare\u201d, apparso nel 1980, il filosofo francese ha ridisegnato la lettura che la societ\u00e0 occidentale dava di se stessa. Il testo di De Certeau diventer\u00e0 negli anni Novanta la stella polare di una nuova generazione di intellettuali e artisti che dovr\u00e0 imparare a maneggiare i cambiamenti imposti dall\u2019avvento della globalizzazione e dalla rivoluzione informatica nella produzione di beni e informazioni, nella circolazione del sapere, nei modelli economici e nella forma delle relazioni interumane.<\/p>\n\n\n\n<p>Michel De Certeau si interroga su come le persone usano quello che consumano. La distinzione tra \u201cuso\u201d e \u201cconsumo\u201d getta una luce nuova sui nostri comportamenti e illumina degli spazi rimasti ignoti \u2013 una distinzione molto attuale oggi, nel nostro presente ottimizzato da algoritmi sempre pi\u00f9 sofisticati che ci inseguono fino nelle pieghe della nostra biografia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo ormai che, grazie all\u2019apparato burocratico, alle ricerche di mercato, alle analisi dei sociologi, alle indagini della polizia, alle tracce sempre pi\u00f9 cospicue che lasciamo negli archivi digitali, il potere, qualsiasi esso sia, sa tutto di noi, conosce le nostre preferenze e le nostre idee, il nostro stato di salute e la nostra situazione economica, la nostra propensione di spesa, il nostro orientamento sessuale\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, dice De Certeau, le cose non sono cos\u00ec semplici: \u00abPer esempio, l\u2019analisi delle immagini diffuse dalla televisione (rappresentazioni) e della quantit\u00e0 di tempo passata davanti allo schermo (comportamento) dev\u2019essere completata dallo studio di ci\u00f2 che il consumatore culturale fabbrica durante queste ore e con queste immagini. Lo stesso vale per lo studio dello spazio urbano, dei prodotti acquistati al supermercato o dei racconti e delle leggende che i giornali mettono in circolazione. Questa fabbricazione da svelare \u00e8 una produzione, una &#8220;poietica&#8221; (dal greco poiein: creare, inventare, generare) \u2013 ma nascosta, perch\u00e9 si dissemina negli spazi definiti e occupati dai sistemi della produzione (televisiva, urbanistica, commerciale eccetera) e perch\u00e9 l\u2019estensione sempre pi\u00f9 totalitaria di tali sistemi non lascia pi\u00f9 ai consumatori un luogo in cui rivelare ci\u00f2 che fanno dei prodotti. A una produzione razionalizzata, espansionista e al tempo stesso centralizzata, chiassosa e spettacolare, ne corrisponde un\u2019altra, definita consumo: un\u2019attivit\u00e0 astuta, dispersa, che per\u00f2 s\u2019insinua ovunque, silenziosa e quasi invisibile, poich\u00e9 non si segnala con prodotti propri, ma attraverso i modi di usare, quelli imposti da un ordine economico dominante\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autore scopre la sottile ma profonda differenza tra uso e consumo: cosa facciamo veramente con i prodotti che la macchina delle merci ci mette in casa, tra le mani, nello sguardo? Questi modi di usare, spesso in maniera eterodossa ci\u00f2 che ci viene assegnato, implicano un processo di decostruzione e riassemblaggio, un lavoro di montaggio, un bricolage appunto; pratiche che hanno strutturato tutti i processi creativi dagli anni Novanta sino a oggi, come ha chiaramente mostrato Nicolas Bourriuad nel libro <em>Postproduction<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Bourriaud ricolloca le analisi di De Certeau nel panorama contemporaneo scrivendo: \u00abNe <em>L\u2019invenzione del quotidiano<\/em> lo strutturalista Michel De Certeau analizza i movimenti nascosti sotto la superficie della coppia \u201cproduzione-consumo\u201d, dimostrando che il consumatore, lungi dall\u2019essere quell\u2019elemento passivo al quale pensiamo, \u00e8 impegnato in un insieme di operazioni assimilabili ad una veritiera \u201cproduzione silenziosa\u201d e clandestina. Servirsi di un oggetto comporta necessariamente una sua interpretazione. Utilizzare un prodotto significa a volte tradirne il concetto. Leggere, guardare un\u2019opera d\u2019arte o un film significa anche sapere operare uno scarto: l\u2019uso stesso \u00e8 un atto di micro-pirateria, il grado zero della postproduzione. [&#8230;] A partire dalla lingua che ci viene imposta (il sistema della produzione), costruiamo le nostre frasi (atti di vita quotidiana), riappropriandoci cos\u00ec di micro-bricolage clandestini, ultima parola della catena produttiva. [&#8230;] Ci\u00f2 che conta davvero \u00e8 ci\u00f2 che facciamo con gli elementi a nostra disposizione. Dunque siamo affittuari della cultura: la societ\u00e0 \u00e8 un testo la cui legge \u00e8 la produzione, una legge che i cosiddetti utenti passivi scartano dall\u2019interno grazie alle pratiche della postproduzione. Ogni opera d\u2019arte, suggerisce Michel De Certeau, si pu\u00f2 abitare come un appartamento in affitto\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Michel De Certeau, <em>L\u2019invenzione del quotidiano<\/em>. Traduzione di Mario Baccianini. Edizioni Lavoro, Roma, 2010. p.7<\/p>\n\n\n\n<p>2 Nicolas Bourriaud, <em>Postproduction. Come l\u2019arte riprogramma il mondo<\/em>. Traduzione di Gianni Romano. Postmediabooks, Milano, 2004. p. 18<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli anni Ottanta, quando la cultura occidentale comincia a scoprirsi postmoderna e la fiducia nei modelli di produzione materiale e culturale che l\u2019hanno guidata negli ultimi duecento anni mostra qualche crepa, la pratica del bricolage, con tutto il suo portato concettuale e operativo, torna ad assumere un nuovo rilievo. 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