{"id":915,"date":"2024-02-05T21:40:44","date_gmt":"2024-02-05T20:40:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=915"},"modified":"2024-02-05T21:40:45","modified_gmt":"2024-02-05T20:40:45","slug":"antidecorativo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=915","title":{"rendered":"Antidecorativo"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00ab\u00c8 nella Vienna di fine secolo \u2013 scrive Buci-Glucksmann \u2013, citt\u00e0 di tutte le modernit\u00e0, di Klimt, di Musil e di Freud, che l\u2019ornamento diventa un crimine. Polemizzando contro la Secessione, Adolf Loos approfondisce nei suoi articoli e nei suoi libri la distinzione occidentale tra arte minore e arte nobile, arte decorativa e arte, e istituisce il primo processo razionalista e puritano contro l\u2019ornamento in arte e in architettura. Pi\u00f9 precisamente, un crimine \u201ccontrario all\u2019uomo civile\u201d. O meglio, il segno di una \u201csensualit\u00e0 bestiale\u201d\u00bb<sup>1<\/sup>. All\u2019alba del moderno, come atto fondante di tutto il movimento c\u2019\u00e8 un violento rifiuto dell\u2019ornamento. Un attacco che Loos muove come reazione al successo di Klimt e dalla Secessione nell\u2019Austria di fine Ottocento e all\u2019imperante gusto Liberty che attraversa l\u2019Europa. Loos attacca l\u2019ornamento perch\u00e9 lo interpreta come espressione di una cultura dell\u2019apparenza, segno della decadenza della monarchia austro-ungarica; esercizio formale e superficiale che tende a nascondere e a defunzionalizzare l\u2019oggetto ed \u00e8 quindi anti-economico; perch\u00e9 \u00e8 tipico delle culture subalterne o non pienamente formate, delle classi sociali inferiori; perch\u00e9 \u00e8 primitivo e irrazionale (nei suoi scritti Loos evoca gli indigeni con i copricapo di piume e i bracciali di perline).<\/p>\n\n\n\n<p>Loos \u00e8 capofila di una tendenza culturale che diventer\u00e0 egemonica nel corso del Novecento. Nota ancora Buci-Glucksmann: \u00abLa polemica viennese sull\u2019ornamento \u00e8 cos\u00ec rivelatrice, perch\u00e9 ci fa riflettere e ci fa vedere la nascita di due forme di modernit\u00e0: da una parte una modernit\u00e0 razionalista di progresso che funziona su una cesura radicale con il passato e che nel concetto di avanguardia trover\u00e0 la sua pratica e la sua utopia; dall\u2019altra, una modernit\u00e0 pi\u00f9 \u201cintempestiva\u201d, per non dire controcorrente, che si situa in una costellazione di tempi differenziali e rifiuta i grandi dualismi tra arte nobile e arte applicata, tra maschile e femminile, occidentale e non-occidentale, organico e artificio. Se la prima dominer\u00e0 a lungo [&#8230;] la seconda avr\u00e0 una storia pi\u00f9 sotterranea. Pi\u00f9 ambivalente ma altrettanto permanente\u00bb<sup>2<\/sup>. Questa seconda modernit\u00e0, differenziale e intempestiva (che si ritrova dentro agli attraversamenti, ai giochi e alle decostruzioni dadaiste) attraversa in modo carsico tutto il Novecento per riemergere nel nostro presente postmoderno.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso approccio critico al decorativo di Loos lo si pu\u00f2 ritrovare in un altro grande intellettuale dell\u2019epoca, Charles Baudelaire. Anche per il poeta, tra i pi\u00f9 influenti teorici dell\u2019arte moderna, l\u2019ornamento \u00e8 superfluo e fasullo, un inutile, se non pernicioso, stratagemma che tende a nascondere la forma. L\u2019ornamento per Baudelaire \u00e8 tollerabile, perch\u00e9 essenziale, solo in un caso, quando ha a che fare con la bellezza femminile. Siamo dunque in un territorio culturale che distingue e gerarchizza con precisione le varie forme di espressione: da una parte c\u2019\u00e8 il mondo della cultura virile, razionale e volitivo, mondano e politico, orientato alla costruzione e governato dal raziocinio; dall\u2019altro l\u2019universo femminile, frivolo e seducente, composto di soggetti passivi che si danno come strumenti del piacere \u2013 e del dominio \u2013 maschile. L\u2019ornamento \u00e8 per Baudelaire una \u00abmanifestazione spontanea e irriflessa, propria, oltre che della donna, del selvaggio e del bambino: questi \u201ccon la loro ingenua aspirazione verso ci\u00f2 che brilla, i piumaggi multicolori, le stoffe cangianti, la maest\u00e0 superlativa delle forme artificiali, attestano il disgusto per il reale, e dimostrano cos\u00ec, inconsapevoli, l\u2019immaterialit\u00e0 della propria anima\u201d\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco profilarsi gli elementi che nella cultura del tardo Ottocento connotano l\u2019ornamento: espressione femminea, frivola, passiva e irriflessiva; espressione tipica delle culture primitive (colonizzate dalle potenze Europee); espressione infine delle classi subalterne, popolari e proletarie \u2013 quella montante marea rossa che spaventava a morte le classi borghesi. Secondo Jaques Soulillou sono proprio quelle alterit\u00e0 che nel corso del Novecento saranno la controparte della cultura moderna razionale, costruttiva e \u00abche, contrapposte al soggetto maschile, bianco e occidentale, confermano l\u2019identit\u00e0 di questo. Il contadino vestito a festa, la donna agghindata di pizzi e gioielli, il capo trib\u00f9 con il suo casco di piume e le collane di perline ne sono altrettante vistose incarnazioni\u00bb<sup>4<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rifiuto di Loos, Baudelaire e di tanti altri pionieri del movimento moderno per l\u2019ornamento con tutta la sua carica di alterit\u00e0, sensualit\u00e0 e ambiguit\u00e0, e la preminenza assegnata alla componente razionale e positiva trover\u00e0 nelle esperienze delle avanguardie del primo Novecento il terreno su cui svilupparsi pienamente. Gli artisti, i poeti, i designer del Bauhaus tedesco, del De Stijl olandese, del Costruttivismo russo, ma anche del Futurismo e del razionalismo italiani sono tutti impegnati nella ricerca di una forma pura, essenziale, emendata dalle incrostazioni del passato, in cui non vi sia interferenza tra il contenuto degli oggetti estetici e il loro aspetto esteriore. E, poich\u00e9 non deve esserci distanza tra forma e funzione, tra contenuto e contenitore viene a cadere la funzione di mediazione dell\u2019ornamento. L\u2019ornamento viene percepito e osteggiato come una impurit\u00e0: il concetto di impurit\u00e0, nel primo Novecento europeo attraversa non solo l\u2019arte, ma anche la societ\u00e0 e la politica. I totalitarismi che si impossessano del continente negli anni Trenta fondano, non a caso, la loro ideologia su ideali di purezza: di razza, di nazione, di classe.<\/p>\n\n\n\n<p>Contorni degli oggetti, struttura dei quadri, sintassi delle composizioni poetiche o musicali: tutto viene ricondotto a elementi geometrici e funzionali; i colori diventano puri, piatti, senza qualit\u00e0 emotive; le forme si raggiungono in un processo di riduzione e sottrazione. Una tensione che attraversa tutto il movimento moderno e, passando per il celebre anatema \u201cLess in more\u201d di Mies Van Der Rhoe, guider\u00e0 le scelte di tutti coloro che negli anni del secondo dopoguerra si muoveranno nel solco del minimalismo. Una anestetizzazione estetica guidata da una precisa presa di posizione teorica e, si potrebbe dire, anche morale, l\u2019astrazione \u00e8 interpretata come il necessario progresso della civilt\u00e0. L\u2019ornamento \u00e8 quindi espunto dal linguaggio modernista e diventa assente o residuale in tutta l\u2019avanguardia novecentesca orientata ideologicamente che vede nella decorazione l\u2019espressione dell\u2019ipocrisia borghese (sono quello che appaio e non quello che sono) e sembra vivere solo nella cultura popolare che la sensibilit\u00e0 moderna identifica come kitsh.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Christine Buci-Glucksmann, Filosofia dell\u2019ornamento. Traduzione di Simone Verde. Sellerio, Palermo, 2010. p. 29<\/p>\n\n\n\n<p>2 <em>Ivi, <\/em>p. 29<\/p>\n\n\n\n<p>3 Giuliana Altea, Il fantasma del decorativo. Il Saggiatore, Milano, 2012. p. 20<\/p>\n\n\n\n<p>4 <em>Ivi, <\/em>p. 11<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00ab\u00c8 nella Vienna di fine secolo \u2013 scrive Buci-Glucksmann \u2013, citt\u00e0 di tutte le modernit\u00e0, di Klimt, di Musil e di Freud, che l\u2019ornamento diventa un crimine. 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