{"id":911,"date":"2024-02-05T21:38:21","date_gmt":"2024-02-05T20:38:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=911"},"modified":"2024-02-05T21:38:22","modified_gmt":"2024-02-05T20:38:22","slug":"dada-al-presente","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=911","title":{"rendered":"Dada al presente"},"content":{"rendered":"\n<p>Le tecniche dadaiste come il collage, il prelievo, il montaggio, l\u2019installazione, la collezione, il caso \u2013 o anche, utilizzando dei sinonimi pi\u00f9 aggiornati: zapping, remix, cover, crossover \u2013 sono gli strumenti privilegiati delle forme espressive contemporanee. Zygmunt Bauman nota come l\u2019uscita dal paradigma moderno ha portato la cultura contemporanea in uno stato che definisce di \u00abstasis, una condizione in cui tutto si sta muovendo, ma nulla si muove in una direzione particolare [\u2026] \u00ab\u00c8 come se l\u2019arte postmoderna avesse seguito il consiglio dato nel 1921 da Francis Picabia: \u201cse volete avere idee pulite, cambiatele come le camicie\u201d. O piuttosto, essa ha apportato un miglioramento al precetto dei dadaisti: \u201cse non avete idee, di certo esse non si sporcheranno mai\u201d. L\u2019arte postmoderna si distingue per la sua mancanza di stile come categoria del lavoro artistico; per il suo carattere deliberatamente eclettico, strategia che pu\u00f2 essere descritta nel migliore dei modi in termini di \u201ccollage\u201d e \u201cpastiche\u201d, procedimenti volti entrambi a sfidare la stessa idea di stile, scuola, regola, purezza del genere: tutte cose che sottendevano il giudizio critico nell\u2019et\u00e0 del modernismo. L\u2019assenza di regole del gioco definite chiaramente rende ogni innovazione impossibile. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 alcuno sviluppo nell\u2019arte, forse solo un mutamento senza direzione, un susseguirsi di mode, senza che alcuna forma in particolare possa credibilmente rivendicare la propria superiorit\u00e0 sulle precedenti, che diventano, per ci\u00f2 stesso, sue contemporanee\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dada insomma sta alla base del rifiuto dell\u2019idea di progresso illimitato delle forme che rende impossibile \u00abla stessa idea di stile, scuola, regola, purezza del genere: tutte cose che sottendevano il giudizio critico nell\u2019et\u00e0 del modernismo\u00bb. Il presente offre allo sguardo (un po\u2019 smarrito, con rispetto parlando) di Bauman un\u2019arte \u2013 e pi\u00f9 in generale, una creativit\u00e0 \u2013 in cui sembra non esserci \u00abpi\u00f9 alcuno sviluppo\u00bb, ma solo \u00abun mutamento senza direzione\u00bb, \u00absenza che alcuna forma in particolare possa credibilmente rivendicare la propria superiorit\u00e0 sulle precedenti\u00bb. La fine della visione progressista della storia dell\u2019arte e l\u2019apertura di un diverso spettro di possibilit\u00e0 nella pratica artistica \u00e8 considerata da Bauman il sintomo di uno stato di \u201cdecadenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse non si tratta di decadenza, secondo il filosofo tedesco Boris Groys \u00abLa differenza tra le strategie del modernismo tradizionale e l\u2019arte contemporanea \u00e8, quindi, relativamente facile da descrivere. Nella tradizione modernista si pensava che il contesto artistico fosse stabile, era il contesto idealizzato del museo universale. L\u2019innovazione consisteva nell\u2019introdurre una nuova forma, qualcosa di nuovo in questo contesto stabile. Oggi, il contesto viene avvertito come instabile e in movimento. La strategia dell\u2019arte contemporanea consiste quindi nel creare un contesto specifico che pu\u00f2 far sembrare una forma o una cosa qualcos\u2019altro, qualcosa di nuovo e interessante, anche se questa forma \u00e8 gi\u00e0 nelle collezioni. L\u2019arte tradizionale lavorava sul piano della forma. L\u2019arte contemporanea sul piano del contesto, della cornice, dell\u2019ambiente o su una nuova interpretazione teorica\u00bb<sup>2<\/sup>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Groys pone l\u2019accento sul cambiamento del contesto avvertito oggi come \u00abinstabile e in movimento\u00bb, contro l\u2019orizzonte della tradizione modernista in cui la storia era pensata come una narrazione lineare, progressista. L\u2019arte si \u00e8 quindi affrancata da un modello di continuit\u00e0 e sperimenta una nuova libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco allora che quelle caratteristiche indicate da Bauman come i punti di debolezza delle pratiche creative contemporanee sono proprio, paradossalmente, i punti su cui queste poggiano e fanno leva. L\u2019idea stessa che \u00abalcuna forma in particolare possa credibilmente rivendicare la propria superiorit\u00e0 sulle precedenti, che diventano, per ci\u00f2 stesso, sue contemporanee\u00bb \u00e8 la condizione del presente in cui la creativit\u00e0 si trova nella condizione di dialogare con le forme del presente e del passato, di interloquire con i linguaggi extra-artistici, rifiutando l\u2019ideologia progressista dell\u2019avanguardia e il dogma del nuovo a ogni costo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro di Zygmunt Bauman citato \u00e8 del 1987; sono gli anni in cui lo stile postmoderno attraversa l\u2019occidente con le sue forme ipertrofiche e superficiali, il citazionismo grottesco e la volgarit\u00e0 di un edonismo e di un disimpegno sempre ostentati, rivelando profonde trasformazioni nelle dinamiche sociali, economiche e politiche. Quello snodo simbolico che \u00e8 stato il 1989 \u2013 il ritiro dell\u2019esercito sovietico dall\u2019Afghanistan, la caduta del Muro di Berlino, il crollo dei governi in Romania e in Cecoslovacchia, il massacro di piazza Tienanmen, la nascita del World Wide Web \u2013 segner\u00e0 una cesura, decretando per lo \u00abstile\u00bb postmoderno, una rapida fine. Le ragioni teoriche del postmodernismo \u2013 uscita dalla storia, orizzontalit\u00e0, zapping, o anche: fine del modello progressista e modernista, attraversamento della storia, accoglienza della molteplicit\u00e0 delle storie, forma-collage come abito mentale e dispositivo linguistico \u2013 per\u00f2, rimangono sul tappeto. Negli anni Novanta si mettono nuovamente a fuoco i contorni dei problemi, per i creativi che emergono in quel periodo sar\u00e0 pi\u00f9 che mai attuale l\u2019idea che gli oggetti estetici, con il loro ostinarsi a rimanere forme chiuse, definite nel tempo, non sono interessanti ma che a essere interessanti sono invece le relazioni tra i segni, gli sguardi e gli oggetti; e che queste relazioni non sono stabilite una volta per tutte ma si possono scomporre e ricomporre, montare e \u00abmerzare\u00bb incessantemente.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Zygmunt Bauman, <em>La decadenza degli intellettuali. Da legislatori a interpreti<\/em>. Traduzione di Guido Franzinetti. Bollati Boringhieri, Torino, 1992. p. 151.<\/p>\n\n\n\n<p>2 Boris Groys, <em>Art Power<\/em>. Traduzione di Anna Simone. Postmediabooks, Milano, 2012. 47<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le tecniche dadaiste come il collage, il prelievo, il montaggio, l\u2019installazione, la collezione, il caso \u2013 o anche, utilizzando dei sinonimi pi\u00f9 aggiornati: zapping, remix, cover, crossover \u2013 sono gli strumenti privilegiati delle forme espressive contemporanee. 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