{"id":909,"date":"2024-02-05T21:37:08","date_gmt":"2024-02-05T20:37:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=909"},"modified":"2024-02-05T21:37:10","modified_gmt":"2024-02-05T20:37:10","slug":"dada-postmediale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=909","title":{"rendered":"Dada postmediale"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abOccorre notare \u2013 e questo \u00e8 un tratto comune alle diverse espressioni di Dada \u2013 che i mezzi artistici, che allora sembravano rigorosamente definiti nella loro stessa natura, vi perdono poco a poco il loro valore specifico. Questi mezzi sono intercambiabili, si possono applicare a qualunque forma d\u2019arte e, per estensione, si ricorre a materiali disprezzati o nobili, negazioni verbali o negativi fotografici, luoghi comuni, slogan pubblicitari, rifiuti buoni per la spazzatura, ecc, elementi eterocliti che, riuniti in una composizione creata con criteri nuovi, acquistano una coerenza imprevista, omogenea. \u00c8 opportuno affiancare ai collages e agli oggetti di Max Ernst e di Schwitters, il caso di cui Marcel Duchamp ha fatto una fonte di creazione (i cocci di vetro per esempio) e i ready made, sovrapposizioni dell\u2019apparenza sulla realt\u00e0 delle cose, senza pi\u00f9 bisogno del confronto con gli altri elementi per provare l\u2019efficacia di un processo evolutivo nel significato di ogni immagine. Della stessa specie, i proverbi, i suoni, le parole apparenti, la sintassi frantumata, i brandelli di frasi e le pseudo-canzoni, sordide quanto imbecilli, che han servito da materia prima a Eluard, Aragon, Breton, Soupault, Arp, Piacabia, Ribemont-Dessaignes e agli altri poeti dada. La campagna per la svalutazione dell\u2019opera d\u2019arte e di poesia era in pieno fervore\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tristan Tzara chiariva cos\u00ec l\u2019attitudine dadaista verso il linguaggio, un atteggiamento di radicale rifiuto verso le limitazioni imposte dalle convenzioni che allora governavano la creativit\u00e0. Per i dadaisti, i cui scopo \u00e8 la sovversione, rifiutare le convenzioni significa, prima di tutto, negare la gerarchia intrinseca alle convenzioni, per loro non c\u2019era differenza tra il linguaggio dell\u2019accademia e quello della strada, tra le forme della storia e quelle della vita, tra ci\u00f2 che \u00e8 considerato bello e perci\u00f2 buono e quello che \u00e8 invece definito brutto e pertanto cattivo. Un\u2019attitudine che oggi possiamo definire postmediale, in cui non esiste una definita gerarchia tra le forme e i linguaggi, in cui quello che conta nell\u2019atto linguistico \u00e8 il contesto in cui i segni vengono immessi e, soprattutto, la relazione che si riesce a instituire tra le diverse categorie di segni.<\/p>\n\n\n\n<p>Se i mezzi artistici non sono \u201crigorosamente definiti nella loro stessa natura\u201d, gli artisti e i poeti dadaisti \u2013 e tutti i creativi venuti dopo di loro \u2013 possono utilizzare qualsiasi mezzo e mettere le mani in una sterminata massa di segni e strumenti, Tzara indica con precisione quali sono le modalit\u00e0 per una simile operazione: agire attraverso dei montaggi, manipolando \u00abelementi eterocliti che, riuniti in una composizione creata con criteri nuovi, acquistano una coerenza imprevista, omogenea\u00bb. La strada, insomma, \u00e8 segnata. Tutti i dispositivi linguistici messi a punto dopo la cesura dadaista hanno, nel corso del Novecento, alimentato questa possibilit\u00e0 di attraversamento e ridefinizione \u2013 collage, installazione, fotografia, happening, video e, oggi, tutti i dispositivi digitali, si fondano sulla possibilit\u00e0 di produrre prelievi e spostamenti da differenti ambienti di segni per produrre nuove costellazioni di senso.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Tristan Tzara, M<em>anifesti del dadaismo<\/em>. Traduzione di Ornella Volta. Einaudi, Torino, 1964. p. 128<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abOccorre notare \u2013 e questo \u00e8 un tratto comune alle diverse espressioni di Dada \u2013 che i mezzi artistici, che allora sembravano rigorosamente definiti nella loro stessa natura, vi perdono poco a poco il loro valore specifico. 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