{"id":890,"date":"2024-02-01T09:55:39","date_gmt":"2024-02-01T08:55:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=890"},"modified":"2024-02-07T22:06:10","modified_gmt":"2024-02-07T21:06:10","slug":"un-virus","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=890","title":{"rendered":"Un virus"},"content":{"rendered":"\n<p>Dal Dadaisno al Situazionismo, dal punk alle prime forme di appropriazione controculturale dei nuovi spazi digitali fino alla pratica quotidiana di milioni di utenti, la bassa definizione \u00e8 stata, ed \u00e8, una strategia politica e uno stile naturale di auto espressione (lo-fi, la bassa definizione, la grana grossa delle immagini, in opposizione all\u2019alta definizione high-tech dei sistemi centralizzati).<\/p>\n\n\n\n<p>Nello \u201cstile\u201d del web possiamo rintracciare tutti gli elementi che hanno attraversato le esperienze avanguardistiche del Novecento \u2013 prelievo e montaggio, processualit\u00e0, performace \u2013 declinate in forme spesso inconsapevoli ma non per questo meno pregnanti. L\u2019arte d\u2019avanguardia \u00e8 uscita da se stessa e in un certo senso ha avverato la propria profezia, quella cio\u00e8 di trovare un modo in cui arte e vita potessero finalmente ricongiungersi e da linguaggio \u00e8litario, autoconsapevole e spesso autocompiaciuto, da sistema complesso di forme e rimandi che assumeva la propria storia e analizzava se stesso in modi spesso autoreferenziali, \u00e8 diventata una specie di dialetto globale, un esperanto con cui miliardi di utenti conversano tra loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un linguaggio che si fonda sulla manipolazione, la trasformazione e la processualit\u00e0 rizomatica, e il ready-made ne \u00e8 l\u2019elemento di base, detto diversamente, lo stile del web \u00e8 il <em>merzare<\/em> continuo degli elementi linguistici che fluttuano nel grande mare digitale. Una circolazione acefala e una disseminazione che avviene spesso per una sorta di incontrollabile contagio. In effetti secondo l\u2019antropologo e linguista Dan Sperber \u201cle idee nascono e si propagano nelle popolazioni per contagio, stabilizzandosi in tradizioni, rituali, codici\u201d<sup>1<\/sup>.&nbsp; Un virus? No, un meme!<\/p>\n\n\n\n<p>Con le parole di Valentina Tanni: \u00abMai come prima tutta la storia delle immagini si mostra sotto ai nostri occhi come in un continuo presente. Scaricabile, modificabile e remixabile. Le immagini si fondono con quelle del presente, le storie di oggi vengono narrate applicando schemi narrativi antichi e viceversa. [\u2026] \u00c8 un gioco serio a cui tutti partecipiamo, giorno dopo giorno, usando gli elementi culturali del presente e del passato come mattoncini in una costruzione che smonta e rimonta se stessa incessantemente. La circolazione dei contenuti si \u00e8 fatta talmente frenetica da indurre critici e giornalisti a servirsi di aggettivi mutati dalla biologia: contenuti virali, mind virus, media \u201ccontagiosi\u201d\u2026 ma soprattutto, a emergere \u00e8 un riferimento in particolare: quello a una popolare teoria scientifica nata negli anni settanta nel contesto della travolgente impennata della ricerca genetica \u2013 la cosiddetta \u201cmemetica\u201d. La memetica postula l\u2019esistenza, accanto ai \u201cgeni\u201d, di entit\u00e0 chiamate \u201cmeme\u201d che svolgono la stessa funzione dei geni per l\u2019evoluzione biologica, ma in un contesto culturale. Il termine, coniato da Richard Dawkins nel suo controverso saggio <em>Il gene egoista<\/em> (1976) e poi ripreso da Susan Blackmore in <em>The Meme Machine<\/em> (1999), viene descritto come un \u201cvirus della mente\u201d, sottolineando la sua capacit\u00e0 di replicarsi e di attecchire nell\u2019immaginario collettivo: \u201cProprio come i geni si propagano nel pool genetico saltando di corpo in corpo tramite spermatozoi o cellule uovo, cos\u00ec i meme si propagano nel pool memico saltando di cervello in cervello tramite un processo che, in senso lato, si pu\u00f2 chiamare imitazione (Dawkins)\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>I contenuti, le immagini si diffondono \u201csaltando di cervello in cervello\u201d, \u00e8 un tipo di circolazione incontrollabile e a tratti incomprensibile, specifica ancora Tanni: \u00abNon contenuti \u201cinfetti\u201d dunque ma dotati di un potenziale specifico: l\u2019alto grado di \u201ccondivisibilit\u00e0\u201d, una specie particolare di appeal, risultato di una concomitanza di fattori non sempre facili da individuare e spiegare. La dinamica pi\u00f9 interessante \u2013 soprattutto per chi, come gli artisti [o i grafici] si occupa quotidianamente di immagini \u2013 non riguarda dunque tanto il numero delle condivisioni di un determinato contenuto, quanto semmai le metamorfosi che tale contenuto subisce lungo la via\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 appunto questa possibilit\u00e0 metamorfica, trasformativa dell\u2019immagine \u2013 per millenni consegnata a un\u2019unica forma, depositata nei contorni precisi del suo apparire \u2013, ad essere il lascito pi\u00f9 interessante, pi\u00f9 fecondo di tutte le esperienze \u201cprocessuali\u201d delle avanguardie storiche. L\u2019immagine \u00e8 viva e non cessa mai di trasformarsi \u201csaltando di cervello in cervello\u201d. Oppure detto con le parole utilizzate nel 1919 da Kurk Schwitters: \u00abL\u2019artista crea attraverso la scelta, la disposizione e la deformazione dei materiali. [\u2026] Questo processo si accentua ulteriormente nel dividere, storcere, coprire, ridipingere\u00bb<sup>4<\/sup>. Oggi, dopo cento anni di arte post-dada, possiamo chiosare dicendo: questo processo non si conclude mai.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Dan Sperber, <em>Il contagio delle idee. Teoria Naturalistica della Cultura<\/em>. Traduzione di Gloria Origgi. Feltrinelli, Milano 1999.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>2 Valentina Tanni, <em>Memestetica. Il settembre eterno dell\u2019arte<\/em>. Nero, Roma, 2021. pp. 67-68<\/p>\n\n\n\n<p>3 <em>Ivi.<\/em> p. 69<\/p>\n\n\n\n<p>4 Riga n. 29.<em> Kurt Schwitters, <\/em>a cura di Elio Grazioli. Marcos y Marcos, Milano, 2009. p. 23<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal Dadaisno al Situazionismo, dal punk alle prime forme di appropriazione controculturale dei nuovi spazi digitali fino alla pratica quotidiana di milioni di utenti, la bassa definizione \u00e8 stata, ed \u00e8, una strategia politica e uno stile naturale di auto espressione (lo-fi, la bassa definizione, la grana grossa delle immagini, in opposizione all\u2019alta definizione high-tech [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/890"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=890"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/890\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":938,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/890\/revisions\/938"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=890"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=890"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=890"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}