{"id":886,"date":"2024-02-01T09:53:47","date_gmt":"2024-02-01T08:53:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=886"},"modified":"2024-02-01T09:53:48","modified_gmt":"2024-02-01T08:53:48","slug":"collezionare-citazioni","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=886","title":{"rendered":"Collezionare citazioni"},"content":{"rendered":"\n<p>Walter Benjamin era un collezionista (di libri prima e di citazioni poi), sull\u2019importanza di questa sua passione e sui riverberi che ha avuto sul suo pensiero, di come in effetti per il filosofo tedesco collezionare fosse una forma di pensiero e insieme una pratica di azione politica ha scritto pagine illuminanti Hannah Arendt, un aspetto poco sondato ma molto attuale, che \u00e8 utile comprendere meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Benjamin, spiega Arendt, \u00abscopr\u00ec che la trasmissibilit\u00e0 del passato era stata sostituita dalla sua citabilit\u00e0\u00bb<sup>1<\/sup>. L\u2019oggetto inserito in una collezione ha perduto, secondo Benjamin, oltre che la sua autorit\u00e0 anche il suo valore d\u2019uso e, siccome il collezionismo pu\u00f2 applicarsi a qualsiasi \u00aboggetto in quanto cosa\u00bb la perdita di funzione sposta l\u2019accento sul \u00absuo valore intrinseco\u00bb. Cos\u00ec l\u2019atteggiamento del collezionista diventa, per Benjamin, \u00abaffine a quello del rivoluzionario. Al pari del rivoluzionario, il collezionista \u201csi trasferisce idealmente, non solo in un mondo remoto nello spazio e nel tempo, ma anche in un mondo migliore, dove gli uomini, \u00e8 vero, sono altrettanto poco provvisti del necessario che in quello di tutti i giorni, ma dove le cose sono libere dalla schiavit\u00f9 di essere utili\u201d. Il collezionismo rappresenta la redenzione delle cose, che deve fungere da complemento alla redenzione dell\u2019uomo\u00bb. Il collezionista, scrive Arendt citando Benjamin, si trasforma inaspettatamente in un \u00abdistruttore\u00bb che combina alla fedelt\u00e0 \u00aball\u2019oggetto a ci\u00f2 che \u00e8 singolo, a ci\u00f2 che in esso \u00e8 salvo, la protesta caparbia e sovversiva contro ci\u00f2 che \u00e8 tipico, classificabile\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In Benjamin il collezionismo ha dunque ben altro spessore di quello che siamo abituati a conferirgli \u2013 passatempo, ostentazione, ossessione \u2013 e assume i contorni di una presa di posizione generale rispetto al tempo o, potremmo dire, rispetto ai suoi tempi, in cui la societ\u00e0 e la politica si stavano irrimediabilmente irrigidendo dentro a un\u2019esiziale idea di autorit\u00e0 come emanazione dalla tradizione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Collezionare diventa in Benjamin un atto politico rivoluzionario che destruttura il principio di realt\u00e0: ci\u00f2 che diamo per scontato e percepiamo come un fatto naturale. La realt\u00e0 \u00e8 una costruzione che risponde sempre a una precisa ideologia, quella stessa ideologia che assegna ordine e valore agli oggetti (per alcuni la discarica, per altri il museo) e, oltre a questo, stabilisce cosa sia giusto o sbagliato, vero o falso, legale o illegale, ecc. Collezionare significa quindi mettere in crisi l\u2019ordine dei valori che riceviamo dall\u2019alto e che diamo per scontati.<\/p>\n\n\n\n<p>La dimensione politica \u00e8 un aspetto poco evidenziato negli studi dedicati al collezionismo, sempre attenti a problemi di ordine storico, estetico, filologico o psicologico, tuttavia \u00e8 una questione \u00e8 centrale. Nel secolo in cui la modernit\u00e0 trionfa e, per cos\u00ec dire, si impossessa della storia, l\u2019Europa \u00e8 attraversata anche da forti correnti anti-moderne o che propongono una diversa modernit\u00e0, differenziale e antiprogressista rintracciabili nell\u2019opera di grandi intellettuali che nello stesso periodo di Benjamin \u2013 tra gli anni Venti e Trenta \u2013 cercano di opporsi all\u2019inesorabile precipitare del continente nel fascismo. La strategia decostruttiva della storia intesa come destino messa in opera da Benjamin attraverso la collezione (di libri, di citazioni) fiorisce anche nella breve e veemente stagione dadaista e pi\u00f9 in generale, e in modo pi\u00f9 organico e consapevole, in tutto il surrealismo, e viene declinata in modo diverso e sorprendentemente affine nel Mnemosyne, l\u2019atlante di immagini di Aby Warburg.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 su queste trame che l\u2019idea di collezione \u2013 o la collezione come idea \u2013 riannoda il proprio discorso all\u2019arte contemporanea, o postmoderna, diventando un tema non eludibile. L\u2019arte, o quello che comunemente intendiamo quando ci riferiamo all\u2019arte, si \u00e8 fin dal Rinascimento \u00abcristallizata\u00bb (la definizione \u00e8 di Hans Belting<sup>2<\/sup>), su un insieme di pratiche che rappresentano il mondo: il quadro e la scultura per intenderci, ma anche il suono prodotto con strumenti, il movimento codificato in forme, la parola regolata dalla metrica, cio\u00e8 su un fare che traduce la complessit\u00e0 del modo in un linguaggio. Un linguaggio rigidamente normato che esclude tutti quegli oggetti che, seppure strani o eccezionali, possono essere semplicemente raccolti, oggetti che non sono prodotti o creati e che nel corso dei secoli hanno trovato posto solamente nei gabinetti di curiosit\u00e0, nelle collezioni di meraviglie, nelle Wunderkammern.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio del Novecento, i movimenti intellettuali che cercavano dentro alla modernit\u00e0 trionfante modelli alternativi di pensiero e di azione artistica, hanno riscoperto il valore e la forza rivoluzionaria di prassi concettuali e formali pre-moderne.<\/p>\n\n\n\n<p>In arte, la strategia dadaista \u2013&nbsp;Tzara, Duchamp, Schwitters e compagni \u2013 del prelievo e della presentazione come alternativa alla rappresentazione simbolica, ha significato l\u2019apertura di una serie di possibilit\u00e0 completamente inedite. Il ready-made si produce in effetti grazie a una specie di stupore (Duchamp parlava di un \u00abappuntamento\u00bb con l\u2019oggetto<sup>3<\/sup>, una sorta di agnizione, simile alla \u00abbellezza convulsiva\u00bb scatenata dall\u2019incontro con il reperto teorizzata da Breton<sup>4<\/sup>) che trova una stupefacente simmetria negli atteggiamenti descritti da Pomian che hanno spinto i nostri antenati a prelevare e collezionare frammenti \u00abstupefacenti\u00bb di mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Secondo Arendt per Benjamin il rapporto con la storia e la tradizione si era irrimediabilmente spezzato. Per lui il ritorno alla tradizione, tedesca o europea o ebraica era impossibile: \u00abAlla tradizione il collezionista oppone il criterio dell\u2019autenticit\u00e0; alla norma il segno dell\u2019origine\u00bb. Hannah Arendt, <em>Walter Benjamin<\/em>. A cura di Federico Ferrari. Traduzione di Marzia De Franceschi. Se, Milano, 2004. p.64 a seguire.<\/p>\n\n\n\n<p>2 Hans Belting, <em>Antropologia delle immagini<\/em>. Traduzione di Salvatore Incardona. Carocci, Roma, 2011. p. 27<\/p>\n\n\n\n<p>3 Marcel Duchamp, <em>Scritti<\/em>. A cura di Michel Sanouillet. Traduzione di Maria Rosaria D\u2019Angelo. Abscondita, Milano, 2005. pp. 165-166<\/p>\n\n\n\n<p>4 Breton, <em>L\u2019amour fou<\/em>, p. 9 e 15<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Walter Benjamin era un collezionista (di libri prima e di citazioni poi), sull\u2019importanza di questa sua passione e sui riverberi che ha avuto sul suo pensiero, di come in effetti per il filosofo tedesco collezionare fosse una forma di pensiero e insieme una pratica di azione politica ha scritto pagine illuminanti Hannah Arendt, un aspetto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/886"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=886"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/886\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":887,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/886\/revisions\/887"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=886"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=886"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=886"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}