{"id":866,"date":"2024-01-31T21:47:18","date_gmt":"2024-01-31T20:47:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=866"},"modified":"2024-01-31T21:47:19","modified_gmt":"2024-01-31T20:47:19","slug":"warburg-contemporaneo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=866","title":{"rendered":"Warburg contemporaneo"},"content":{"rendered":"\n<p>Aby Warburg, storico dell\u2019arte e, pi\u00f9 in generale, della cultura, nell\u2019ultima parte della sua vita (\u00e8 morto nel 1928) ha lavorato all\u2019atlante figurativo Mnemosyne. L\u2019atlante era composto da pannelli neri su cui erano fissati riproduzioni fotografiche. Il montaggio delle immagini \u2013 foto di opere d\u2019arte ma anche di reperti archeologici, o testimonianze della cultura contemporanea \u2013 aveva lo scopo di elaborare un nuovo metodo di lettura degli oggetti visivi, non pi\u00f9 analizzati singolarmente ma immessi in allargati, elastici sistemi di segni e significati.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, scrive Cristina Baldacci, \u00abWarburg anticip\u00f2 tutta una serie di questioni che sarebbero germogliate soltanto nel Novecento inoltrato, ovvero: l\u2019aver dato il primato alla comunicazione visiva; l\u2019aver scelto un approccio antropologico per conferire valore a tutte le immagini; l\u2019essersi avvalso, molto prima dell\u2019avvento del web, di un metodo con cui offrire uno sguardo complessivo e anche diacronico alle cose. \u201cDare la parola all\u2019immagine\u201d, secondo il suo celebre motto, significava prima di tutto pensare per immagini. L\u2019atlante warbughiano era dunque \u201cuna forma visiva del sapere\u201d e anche \u201cuna forma sapiente del vedere\u201d (Didi-Huberman) che sottointendeva precise caratteristiche, tra cui il montaggio o rimontaggio di frammenti visivi, la disposizione a griglia, al visione simultanea del singolare e del plurale, il rapporto non gerarchico tra gli elementi, l\u2019eterogeneit\u00e0, la struttura aperta, l\u2019intertestualit\u00e0, il desiderio di esaustivit\u00e0, l\u2019anacronismo\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che Warburg non era il solo ad adottare il <em>montaggio<\/em> come metodo ermeneutico, egli, come Walter Benjamin rifiutava il \u201cvolgare naturalismo storico\u201d, lineare e consequenziale. Negli stessi anni il pensatore tedesco componeva la sua opera filosofica maggiore, i \u201cpassages\u201d di Parigi utilizzando un approccio analogo a quello di Warburg e nei suoi appunti annotava: \u00abQuesto lavoro deve sviluppare al massimo grado l\u2019arte di citare senza virgolette. La sua teoria \u00e8 intimamente connessa a quella del montaggio\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Cristina Baldacci, <em>Archivi impossibili. Un\u2019ossessione dell\u2019arte contemporanea<\/em>. Johan &amp; Levi, Milano, 2016.pp. 98-99<\/p>\n\n\n\n<p>2 Walter Benjamin, <em>I \u00abpassages\u00bb di Parigi<\/em>. Edizione italiana a cura di Enrico Ganni. Einaudi, Torino 2000 e 2010. p. 512<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aby Warburg, storico dell\u2019arte e, pi\u00f9 in generale, della cultura, nell\u2019ultima parte della sua vita (\u00e8 morto nel 1928) ha lavorato all\u2019atlante figurativo Mnemosyne. 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