{"id":862,"date":"2024-01-31T21:45:31","date_gmt":"2024-01-31T20:45:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=862"},"modified":"2024-02-07T22:06:52","modified_gmt":"2024-02-07T21:06:52","slug":"kitsch-e-ornamento","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=862","title":{"rendered":"Kitsch e ornamento"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abPer i progettisti che alla fine dell\u2019Ottocento cominciano a mettere a punto i caratteri estetici del modernismo \u2013 semplicit\u00e0, economia, purezza, funzionalit\u00e0 \u2013 il proliferare degli ornamenti sugli oggetti era Kitsch, serviva cio\u00e8 come apparato per \u201csuscitare\u201d una falsa sensazione di bellezza. Nell\u2019ottica di una filosofia rigorosa, capace di coniugare \u00abla funzione dell\u2019oggetto, la sua struttura e il materiale idoneo a funzione e struttura, significava rifiutare una dimensione \u201caffettiva\u201d, ma promuovere una nuova estetica della forma che in realt\u00e0 era un etica della forma. Il \u201cmale\u201d di quest\u2019etica era facilmente individuato. [\u2026] Nella lenta evoluzione delle pratiche progettuali che hanno al proprio centro l\u2019elaborazione formale dell\u2019oggetto d\u2019uso, in una parola il design, si assister\u00e0 a una severa lotta contro la doppia eredit\u00e0 dell\u2019arte e dell\u2019artigianato. Trovare una formula estetica capace di redimere l\u2019oggetto da questo retaggio porter\u00e0 prima a un\u2019interrogazione sul rapporto tra utile e bello e verso la fine del XIX secolo al legame tra forma e funzione. Ed \u00e8 nell\u2019esplorazione di questa nuova coppia che il kitsch assurge a ruolo di nemico, di modello negativo. In tutti gli scritti programmatici del movimento moderno, del razionalismo progettuale, in realt\u00e0 non \u00e8 la parola \u201ckitsch\u201d ad essere attaccata, ma un\u2019altra che assume quasi la figura di un suo doppio: \u201cornamento\u201d. Nel celeberrimo motto di Mies van Der Rohe, <em>less is more<\/em>, \u00e8 racchiuso tutto il conflitto di questa vicenda. L\u2019idea di un\u2019emancipazione formale che fosse lo specchio di un progresso sociale. L\u2019oggetto kitsch diventa in questo modo la rappresentazione dell\u2019ostacolo a questo progresso e l\u2019ornamento la sua manifestazione pi\u00f9 tangibile: volgarit\u00e0, lusso, cattivo gusto\u00bb<sup>1<\/sup>.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto conflittuale tra ornamento e design che si ritrova all\u2019alba del moderno diventa un nodo teorico inestricabile nella pratica e nella teoria dei movimenti d\u2019avanguardia di matrice razionalista in cui il rapporto forma\/funzione viene assunto nel modo pi\u00f9 radicale. Tuttavia, non si tratta semplicemente di un problema estetico, la polemica contro il kitsch (e il conseguente rifiuto dell\u2019ornamento) era dovuta essenzialmente alla sua matrice di cultura popolare (cio\u00e8 la cultura del volgo, volgare), e il razionalismo che si rivolgeva a (o sognava) un\u2019utopica societ\u00e0 finalmente emendata dalla volgarit\u00e0 della massa, una societ\u00e0 \u201cpura\u201d, priva di incrostazioni, non poteva che osteggiare la brulicante e impura superficialit\u00e0 del kitsch. Rifiutare la dimensione \u201caffettiva\u201d degli oggetti e dei segni, e \u201cpromuovere una nuova estetica della forma che in realt\u00e0 era un\u2019etica della forma\u201d significava rifiutare precisamente la dimensione popolare. Lo stigma estetico \u00e8 uno stigma etico e quindi sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Andrea Mecacci, <em>Il Kitsch<\/em>. Il Mulino, Bologna, 2014.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abPer i progettisti che alla fine dell\u2019Ottocento cominciano a mettere a punto i caratteri estetici del modernismo \u2013 semplicit\u00e0, economia, purezza, funzionalit\u00e0 \u2013 il proliferare degli ornamenti sugli oggetti era Kitsch, serviva cio\u00e8 come apparato per \u201csuscitare\u201d una falsa sensazione di bellezza. 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