{"id":849,"date":"2024-01-31T21:36:06","date_gmt":"2024-01-31T20:36:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=849"},"modified":"2024-01-31T21:36:08","modified_gmt":"2024-01-31T20:36:08","slug":"vedere-guardare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=849","title":{"rendered":"Vedere, guardare"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00abGli occhi forniscono frammenti di informazioni visive alla corteccia cerebrale posta nella parte posteriore del cranio e deduciamo il resto dalla nostra esperienza visiva. Impariamo a completare il mosaico grazie a ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 visto. Difatti, come descritto dallo scienziato David Eagleman, la quantit\u00e0 di informazioni proveniente dalla corteccia visiva \u00e8 dieci volte maggiore rispetto a quella da essa captata. Non colmiamo semplicemente le lacune; ricostruiamo gran parte del quadro delle informazioni. Non siamo soltanto ricettori, ma anche proiettori. <em>Vediamo mediante la conoscenza<\/em>\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo \u00e8 sempre <em>situato<\/em>, se tutti vediamo il nostro guardare \u00e8 differente per ognuno, poich\u00e9 \u00e8 situato nelle esperienze, nella cultura, nel genere; e anche nei desideri, nelle aspettative, nelle abitudini; e si forma ogni volta nuovo poich\u00e9 noi siamo ogni giorno diversi, come singoli e come gruppi. In effetti, possiamo dire che ricreiamo quotidianamente il mondo che stiamo osservando, noi scegliamo (anche inconsapevolmente) come e cosa guardiamo, il nostro sguardo \u00e8 situato e anche selettivo. Rivolgere lo sguardo a qualcosa significa scoprirla.<\/p>\n\n\n\n<p>Walter Benjamin, riflettendo sulle mutate condizioni visuali dell\u2019epoca moderna negli anni Venti scriveva: \u00abNel giro di lunghi periodi storici, insieme con i modi complessivi di esistenza delle collettivit\u00e0 umane, si modificano anche i modi e i generi della loro percezione. Il modo secondo cui si organizza la percezione umana \u2013 il medium in cui essa ha luogo \u2013, non \u00e8 condizionato soltanto in senso naturale, ma anche storico. L\u2019epoca delle invasioni barbariche, durante la quale sorgono l\u2019industria artistica tardo-romana e la \u201cGenesi di Vienna\u201d, possedeva non soltanto un\u2019arte diversa da quella antica, ma anche un\u2019altra percezione\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia dell\u2019arte del Novecento \u00e8 soprattutto la storia del tentativo di portare allo scoperto questa dimensione che potremmo definire avventurosa dello sguardo. Nel 1917 Marcel Duchamp <em>guardando un orinatoio ha visto una fontana<\/em>, questo atto semplice \u2013 rivolgere lo sguardo a un oggetto banale e cos\u00ec conosciuto da risultare quasi invisibile \u2013 \u00e8 dunque un atto eminentemente creativo perch\u00e9 l\u2019artista ha ricreato l\u2019oggetto captato dagli occhi integrandolo in modo del tutto nuovo alle informazioni gi\u00e0 presenti nella sua corteccia cerebrale, cio\u00e8 nella sua esperienza e cultura. Lo sguardo creativo \u00e8 quindi quello sguardo che non d\u00e0 il mondo per scontato ma che lo scopre incessantemente e incessantemente lo rinnova.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Mark Cousins, <em>Storia dello sguardo<\/em>. Traduzione di B. Alessandro D\u2019Onofrio. Il Saggiatore, Milano, 2018. p. 47<\/p>\n\n\n\n<p>2 Walter Benjamin, <em>Derealizzazione fotografica e chance politica<\/em>. Traduzione di Enrico Filippini e Hellmut Riediger. In <em>Filosofia della fotografia<\/em>. A cura di Maurizio Guerri e Francesco Parisi. Cortina, Milano, 2013. p. 122<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abGli occhi forniscono frammenti di informazioni visive alla corteccia cerebrale posta nella parte posteriore del cranio e deduciamo il resto dalla nostra esperienza visiva. Impariamo a completare il mosaico grazie a ci\u00f2 che abbiamo gi\u00e0 visto. 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