{"id":847,"date":"2024-01-31T21:35:21","date_gmt":"2024-01-31T20:35:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=847"},"modified":"2024-01-31T21:35:22","modified_gmt":"2024-01-31T20:35:22","slug":"diy","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=847","title":{"rendered":"DIY"},"content":{"rendered":"\n<p>Le immagini che circolano in rete sono di bassa qualit\u00e0 tecnica e formale, ci siamo abituati e non \u00e8 una novit\u00e0, l\u2019immagine selvaggia, ruvida, antiestetica, raw ha ormai una storia lunga cento anni: alle pagine di levigata fattura dell\u2019arte del primo Novecento i dadaisti hanno risposto con una offensiva improntata alla bassa risoluzione, si sono impegnati in pratiche che oggi chiamiamo raw, lo-fi, strappando, incollando e pasticciando con le immagini (i <em>collages<\/em>, gli accumuli di spazzatura, i baffi alla Gioconda).<\/p>\n\n\n\n<p>Un modo selvaggio di attraversare il \u201cvisivo\u201d che con il Surrealismo \u00e8 divenuto pratica diffusa per travasarsi poi nella pop art (la Marilyn con colori sfasati) e nei <em>d\u00e9tournement<\/em> situazionisti fino ai collages punk, alla cultura rave degli anni Novanta, per arrivare alle nascenti pratiche visuali cyberpunk del web di fine Ventesimo secolo. Dopo il dadaismo, la qualit\u00e0 dell\u2019immagine \u2013 la levigata fattura, il tocco da maestro, il virtuosismo \u2013 non \u00e8 pi\u00f9 un fatto essenziale. Oggi, l\u2019utilizzo di immagini a bassa densit\u00e0 estetica pu\u00f2 essere interpretato anche come una pratica di resistenza agli effetti di anestesia del reale derivanti dalla potenza mimetica delle immagini generate tecnologicamente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tanni: \u00abInizialmente la perdita di definizione sembrava il prezzo da pagare per la circolazione dei contenuti, per la loro massima diffusione. Ma in realt\u00e0 la <em>trasmissione<\/em> non \u00e8 che l\u2019inizio, la fase embrionale di un processo pi\u00f9 ampio e ricco di conseguenze: la facilit\u00e0 di scambio e modifica delle immagini porta infatti con facilit\u00e0 all\u2019appropriazione [Duchamp!], una condizione che determina in primis <em>affezione<\/em> e in secondo luogo reinterpretazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste dinamiche hanno portato in brevissimo tempo al sorgere di un universo visuale fatto di immagini sgranate, distorte, manipolate, espressione di una generazione che predilige la velocit\u00e0 e l\u2019intensit\u00e0 e non teme le interferenze. [\u2026] Tuttavia sarebbe riduttivo interpretare la diffusione dell\u2019estetica lo-fi semplicemente come effetto collaterale di un limite tecnico ancora da superare.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, l\u2019immagine poco definita non \u00e8 una creatura specifica dell\u2019universo digitale, ma ha una lunga tradizione nella storia della sperimentazione visiva [\u2026]. Piuttosto, quello che appare centrale \u00e8 il rifiuto della celebrazione dell\u2019alta definizione come valore in s\u00e9, vale a dire come prova di forza \u2013 e quindi di autorit\u00e0 \u2013 nel combattimento quotidiano a colpi di immagini. Come scriveva Simonetta Fadda in un saggio del 1999 sulle origini della video arte e del videoattivismo, \u201call\u2019immagine della realt\u00e0, con il suo nitore, verrebbe affidato il compito sociale di sostituire la realt\u00e0 stessa che essa riproduce, in s\u00e9 sporca e contraddittoria ovvero, in una parola, impresentabile. L\u2019atteggiamento che difende l\u2019alta definizione, quindi, \u00e8 in realt\u00e0 spinto dal desiderio di igienizzare e edulcorare il mondo. Come \u00e8 successo per il cinema e per il video, quindi, anche sul web il problema dell\u2019opposizione tra alta e basa risoluzione assume contorni politici. Il lo-fi \u00e8 una scelta di liberazione che nasce dalla volont\u00e0 di ignorare e contestare sia i canoni estetici della grande industria sia le barriere legali del copyright\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>1 Valentina Tanni, <em>Memestetica. Il settembre eterno dell\u2019arte<\/em>. Nero, Roma, 2021. pp. 36-37-38<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le immagini che circolano in rete sono di bassa qualit\u00e0 tecnica e formale, ci siamo abituati e non \u00e8 una novit\u00e0, l\u2019immagine selvaggia, ruvida, antiestetica, raw ha ormai una storia lunga cento anni: alle pagine di levigata fattura dell\u2019arte del primo Novecento i dadaisti hanno risposto con una offensiva improntata alla bassa risoluzione, si sono [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/847"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=847"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/847\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":848,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/847\/revisions\/848"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=847"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=847"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=847"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}