{"id":1148,"date":"2024-08-01T10:17:46","date_gmt":"2024-08-01T08:17:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1148"},"modified":"2024-08-01T10:24:07","modified_gmt":"2024-08-01T08:24:07","slug":"tempo-postmediale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1148","title":{"rendered":"Tempo postmediale"},"content":{"rendered":"\n<p>Viviamo in un mondo in cui le immagini proliferano e si moltiplicano a un ritmo sempre maggiore, in un intreccio vertiginoso e inestricabile di medium vecchi e nuovi. Internet, la storia dell\u2019arte, la televisione, la carta stampata, gli scenari urbani, le produzioni personali e sommerse\u2026 tutto si mescola e sovrappone creando un universo in continua trasformazione in cui non sembra possibile individuare gerarchie e punti di origine: l\u2018iconosfera contemporanea si presenta come un\u2019immensa periferia priva di un centro d\u2019attrazione e, conseguentemente, di parametri di orientamento e di giudizio. Non \u00e8 una novit\u00e0, la storia dell\u2019arte moderna racconta proprio di questa progressiva \u201cperdita del centro\u201d<sup>1<\/sup> e della caduta dell\u2019idea di specificit\u00e0 mediale, l\u2019idea cio\u00e8 che ogni media fosse dotato qualit\u00e0 intrinseche e originali.<\/p>\n\n\n\n<p>Alessandro Del Puppo nota come \u00abIl modernismo aveva giudicato e valutato un\u2019opera all\u2019interno della tradizione codificata del medium specifico, che forniva tutte le possibili risorse di sperimentazione e giudizio. La fotografia e il redy-made misero in crisi questo modello. I vari medium non sembravano consentire pi\u00f9 criteri di valutazione interna. La crisi divenne irreversibile con lo sviluppo delle immagini tecnologiche, avviando un\u2019\u00e8ra \u00abpostmediale\u00bb [\u2026]: dietro ogni immagine, c\u2019\u00e8 sempre un\u2019altra immagine. Essa poteva derivare dalle fonti della tradizione pittorica, oppure dal fumetto, dalla r\u00e9clame o dal cinema [\u2026]. Ogni immagine era mediata dalla riproduzione. Ci\u00f2 che contava era la coscienza di questo fatto\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche oggi, ci\u00f2 che conta \u00e8 la coscienza che \u201cdietro ogni immagine, c\u2019\u00e8 sempre un\u2019altra immagine\u201d: il lavoro \u201ccreativo\u201d consiste dunque nell\u2019elaborazione consapevole di questo \u201cdietro\u201d dell\u2019immagine. L\u2019assunzione degli intrecci e delle sovrapposizioni che stanno dietro e dentro a ogni immagine pu\u00f2, come abbiamo gi\u00e0 notato, avvenire solamente attraverso un\u2019attivit\u00e0 di montaggio capace di restituire l\u2019immagine al processo \u2013 alla \u201cfenomenologia\u201d \u2013 da cui \u00e8 scaturita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 \u201cPerdita del centro\u201d \u00e8 il titolo di un celebre libro di Hans Sedlmayr in cui lo storico sostiene la tesi che la perdita del \u201ccentro\u201d e quindi l\u2019esplosione dei linguaggi contemporanei, non sia semplicemente linguistica, ma ontologica: Il centro perduto \u00e8 \u201cspirituale\u201d. Cos\u00ec, priva di un centro l\u2019arte, e pi\u00f9 in generale, la cultura del Novecento \u00e8 attraversata da tensioni contrastanti, a volte divergenti, che producono, secondo Sedlmayr, quei \u201cmostri della Ragione impazzita\u201d tipici del mondo contemporaneo<sup>1<\/sup>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>2 Alessandro Del Puppo, <em>L\u2019arte contemporanea. Il secondo novecento. <\/em>p. 122<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo in un mondo in cui le immagini proliferano e si moltiplicano a un ritmo sempre maggiore, in un intreccio vertiginoso e inestricabile di medium vecchi e nuovi. 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