{"id":1146,"date":"2024-08-01T10:15:29","date_gmt":"2024-08-01T08:15:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1146"},"modified":"2024-08-01T10:15:31","modified_gmt":"2024-08-01T08:15:31","slug":"documents","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1146","title":{"rendered":"Documents"},"content":{"rendered":"\n<p>Documents, \u00e8 una rivista di arte e antropologia pubblicata a Parigi tra il 1929 (7 numeri) e il 1930 (8 numeri), vi lavora il giovane Georges Bataille in veste di \u201csegretario generale\u201d, cio\u00e8 direttore, assieme a personaggi del calibro di Carl Einstein e Michel Leris. Documents \u00e8 un\u2019esperienza innovativa e seminale costruita come un insieme di intrecci tra le forme pi\u00f9 diverse della cultura occidentale con le culture extra-occidentali, dell\u2019arte moderna con quella etnografica, in cui all\u2019importante contenuto teorico, si unisce una straordinaria attivit\u00e0 di messa in questione delle immagini. Scrive Geroges Didi-Huberman: \u00abvedremo come in questa rivista venga intessuto con pervicacia un reticolo di figure attraverso <em>collages<\/em> e montaggi destinati non a illustrare, ma a prolungare nell\u2019apparenza, sull\u2019apparenza, il lavoro sconcertante dei concetti e delle parole. E, a volte, a dedurre il primo (il lavoro sui concetti) dal secondo (il procedimento figurale)\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Documents si serve di un apparato iconografico che non illustra ma espande il contenuto dei testi e crea sovrapposizioni, rimandi e decostruzioni, \u00abLa posta in gioco di questo \u201clavoro\u201d, in un conflitto cos\u00ec fecondo, non \u00e8 altro che un nuovo modo di pensare le forme: il processo contro i risultati, le relazioni labili contro i termini fissi, le aperture concrete contro le chiusure astratte, le insubordinazioni materiali contro le subordinazioni all\u2019idea. Questo nuovo modo di pensare le forme \u00e8 stato al cuore delle attivit\u00e0 delle avanguardie artistiche e teoriche degli anni Venti, di cui Georges Bataille, cos\u00ec come Carl Einstein o Michel Leris, aveva scoperto e compreso l\u2019incomparabile valore sovversivo\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Evidentemente per questi giovani l\u2019obiettivo \u00e8 non tanto parlare di arte o antropologia ma mettere in crisi e scardinare elementi cultura occidentale che si ritenevano stabili e inviolabili, per fare questo per Bataille e compagni agiscono sugli apparati iconografici esibendo immagini perturbanti altrimenti impossibili. Un tentativo di \u201cmostrare tutto\u201d, inteso non come desiderio di suscitare superficiali emozioni di ripulsa o attrazione ma, piuttosto, sondare i limiti dello sguardo: \u00abper mostrare tutto, si suppone che regnino disparit\u00e0, discordia e disarmonia. Eppure, disparato non significa senza rapporto, come \u201cDocuments\u201d si sforza di mettere in pratica creando ovunque rapporti visivi e significanti, cio\u00e8, molto spesso, somiglianze irritanti, somiglianza stridenti e, per dirla senza mezzi termini, <em>somiglianze che gridano<\/em>. Bataille faceva spesso uso dell\u2019espressione \u201cche grida\u201d per parlare di aspetti visivi; il suo ruolo di \u201csegretario generale\u201d gli permetteva di far \u201cgridare\u201d dappertutto parole (soggetti, testi) e immagini (oggetti, fotografie) nelle loro reciproche disposizioni, negli effetti del loro <em>montaggio<\/em>. L\u2019atto trasgressivo non sta quindi solo nel superare i limiti, ma anche, allo stesso modo, nel rendere i limiti mobili, fuori posti, denigrati, \u201creincollati\u201d e uniti in \u201ccerti punti precisi\u201d, proprio dove non ce lo si aspetterebbe; dove, tuttavia, la relazione \u00e8 diventata tanto \u201cdecisiva\u201d da essere \u201cirritante\u201d\u00bb<sup>3<\/sup>. Ecco allora che l\u2019uso di questi montaggi di immagini diventa un atto trasgressivo nei confronti dei codici e delle gerarchie. Per Bataille, \u00abLa trasgressione non \u00e8 rifiuto, ma apertura di una mischia, un assalto critico, nel luogo stesso in cui si trova ci\u00f2 che, nello scontro, viene trasgredito\u00bb<sup>4<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Didi-Huberman, <em>La somiglianza informe. <\/em>p. 39<\/p>\n\n\n\n<p>2 Ivi<em>, <\/em>p. 24<\/p>\n\n\n\n<p>3 Ivi,pp. 42-43<\/p>\n\n\n\n<p>4 Ivi,p. 22<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Documents, \u00e8 una rivista di arte e antropologia pubblicata a Parigi tra il 1929 (7 numeri) e il 1930 (8 numeri), vi lavora il giovane Georges Bataille in veste di \u201csegretario generale\u201d, cio\u00e8 direttore, assieme a personaggi del calibro di Carl Einstein e Michel Leris. 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