{"id":1126,"date":"2024-04-23T08:12:12","date_gmt":"2024-04-23T06:12:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1126"},"modified":"2024-04-23T08:16:02","modified_gmt":"2024-04-23T06:16:02","slug":"dal-writing-alla-street","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1126","title":{"rendered":"Writing e street"},"content":{"rendered":"\n<p>Se i graffiti (o writing) si sviluppano seguendo una dimensione ornamentale, la street art, nata a partire dagli anni Novanta, si fonda su un immaginario di derivazione fumettistica e visionaria di chiara matrice surrealista (e quindi, ancora, dadaista). Le immagini della street art si producono quasi sempre attraverso il meccanismo del <em>perturbante<\/em>: \u00abil familiare che si ripresenta sotto nuove vesti e in un altro contesto come non-familiare, come insieme noto ma portatore di ignoto\u00bb<sup>1<\/sup>. Nella street art le immagini che conosciamo e diamo per acquisite subiscono sabotaggi, torsioni e modificazioni logiche e sintattiche, sono sottoposte a giochi di inversione e sfasamento. Il lavoro di Banksy \u00e8 di una chiarezza esemplare, ogni immagine prodotta dall\u2019artista inglese sovverte le immagini e il nostro modo abituale di recepirle e pu\u00f2 essere considerato come una versione molto aggiornata della Gioconda baffuta o di un ready-made di Duchamp, in cui l\u2019immagine e il suo contenuto o l\u2019oggetto e la sua funzione vengono disgiunti; la separazione produce delle immagini o degli oggetti ambigui e quindi perturbanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il dialogo della street art con il fumetto avviene anche sul piano della lotta controculturale: da sempre considerato una forma minore, un sub-linguaggio&nbsp; irrazionale destinato alle classi popolari o ai bambini, non portatore di valori estetici o linguistici (simile in questo all\u2019ornamento) il fumetto ha prodotto nel Novecento un proprio specifico immaginario. Una marginalizzazione rispetto al discorso culturale che gli ha permesso di muoversi al di fuori o al di sotto delle censure del potere e del controllo accademico che hanno condizionato altri linguaggi. Non a caso, dagli anni Sessanta, con l\u2019esplosione dei movimenti antagonisti, il fumetto \u2013 con altre forme minori e popolari come la musica rock, la letteratura di fantascienza, il cinema horror \u2013 \u00e8 stato il veicolo di innovativi e radicali contenuti contro-culturali. Non diversamente oggi, sebbene al fumetto come linguaggio venga riconosciuta la complessit\u00e0 che gli \u00e8 propria e quindi una certa dignit\u00e0 (anche se questa non viene riconosciuta ai suoi fruitori considerati sub-lettori, n\u00e9 alla maggior parte dei suoi autori) il fumetto \u00e8 oggi un territorio espressivo che si estende ai margini dell\u2019ambiente culturale e in questi margini lambisce la contro-cultura della street art. Il linguaggio fortemente iconico e grafico del fumetto si presta perfettamente a essere declinato nelle strade, la sua struttura fondamentalmente narrativa pu\u00f2 essere trasferita nei grandi contesti urbani per raccontare storie erratiche e difformi, visionarie e perturbanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la street art opera con le immagini rielaborando anche un altro grande portato della cultura artistica del Novecento, grazie cio\u00e8 all\u2019utilizzo di tattiche creative improntate al bricolage. Arrangiarsi con quello che si ha: adattandosi all\u2019ambiente in cui \u00e8 possibile operare riutilizzando ci\u00f2 che si possiede, trasformando gli oggetti e gli strumenti che si hanno a disposizione \u2013 siano colori o nastri adesivi, muschio o pezzi di stoffa, stickers o lana lavorata all\u2019uncinetto. Far nascere l\u2019immagine dal contesto affidandosi a pratiche rizomatiche, aperte e abduttive e non calarla dall\u2019altro seguendo strategie premeditate. Muoversi in tutte le direzioni, tastando tutte le possibili connessioni senza un progetto, come faceva Kurt Schwitters all\u2019opera nel suo Merzbau che, incollando ogni sorta di oggetto senza uno progetto, e forse senza anche uno scopo preciso, produceva pensiero stando dentro alle cose.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Grazioli,&nbsp; <em>Arte e pubblicit\u00e0<\/em>. Bruno Mondadori, Milano, 2001. p. 96<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se i graffiti (o writing) si sviluppano seguendo una dimensione ornamentale, la street art, nata a partire dagli anni Novanta, si fonda su un immaginario di derivazione fumettistica e visionaria di chiara matrice surrealista (e quindi, ancora, dadaista). 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