{"id":1085,"date":"2024-04-10T10:15:48","date_gmt":"2024-04-10T08:15:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1085"},"modified":"2024-04-10T10:26:59","modified_gmt":"2024-04-10T08:26:59","slug":"sulla-strada","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1085","title":{"rendered":"Sulla strada"},"content":{"rendered":"\n<p><em><\/em>Nel corso del Novecento la citt\u00e0 moderna \u00e8 stata (spesso) avvertita dei suoi abitanti come una struttura rigida, una gabbia ineluttabile, un luogo interamente amministrato, normato, controllato, uno spazio da liberare e scardinare, o da cui evadere. Inevitabile quindi che proprio nella citt\u00e0 si sia giocata la partita per trovare nuove forme di libert\u00e0 e nuovi modelli espressivi<sup>1<\/sup>. In anni recenti il contesto pubblico \u2013 urbano e architettonico, politico e sociale \u2013 \u00e8 tornato preponderante nel discorso dell\u2019arte. Non tutto si svolge per\u00f2 nella cornice istituzionale dell\u2019arte, ci sono molti linguaggi che nascono in contesti diversi, con scopi, mitologie, economie e storie differenti e che a volte assumono dal linguaggio dell\u2019arte i propri modelli espressivi per raccontare per\u00f2 storie diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spazio urbano \u00e8 il teatro dell\u2019espressione di culture alternative e antagoniste, i muri, del resto, sono da sempre un luogo di libera e incontrollata espressione. Dalla fine degli anni Settanta le culture sub-urbane sotterranee hanno trovato nelle pratiche sinteticamente raggruppate sotto il termine \u201cgraffiti\u201d il loro linguaggio d\u2019elezione. Il fenomeno inizia a prendere forma alla fine degli anni Sessanta e fiorisce negli anni successivi nei grandi centri degli Usa e d\u2019Europa, legato all\u2019emergere delle culture giovanili e alle manifestazioni controculturali che hanno infiammato quei decenni<sup>2<\/sup>. Dagli anni Ottanta il writing diventa il veicolo di espressione di una nuova cultura urbana, slegata dai movimenti politici e connessa con il nascente immaginario Hip-hop. Il movimento writing \u00e8 (molto spesso) chiuso in dinamiche autoriflessive centrato sulla ricerca grafica, sull\u2019espressivit\u00e0 della lettera e poco interessato a uscire dai contesti sociali in cui si sviluppa, i writer lavorano per far circolare immagini dentro al loro ambiente, producono un linguaggio autosufficiente e che si nutre di se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Diversamente, la street-art sviluppa una dimensione pubblica e decisamente pi\u00f9 aperta al dialogo con gli spazi e con le persone. La street-art nasce tra la fine degli anni Ottanta e l\u2019inizio degli anni Novanta sulla scia del graffitismo da cui adotta al principio il mezzo tecnico \u2013 la bomboletta spray \u2013 e la scelta dello spazio di intervento \u2013 la strada \u2013 ma da cui si differenzia sin dagli inizi per il fatto di focalizzare l\u2019attenzione sulla realizzazione di un\u2019immagine e non pi\u00f9 solo di una scritta, la tag, e per l\u2019uso di pi\u00f9 mezzi di supporto su cui realizzare le figure da applicare in seguito sui muri cittadini (posters, stickers, stencils diretti sul muro). La street art vive in questi anni un successo paradossale: \u00e8 celebrata nei musei e venduta nelle gallerie ma quando praticata rimane illegale. I suoi protagonisti sono visti alternativamente come vandali e come grandi artisti, alcune citt\u00e0 conservano e difendono gli interventi degli autori pi\u00f9 celebri, altre citt\u00e0 li cancellano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIntorno al 2000, tra Francia, Inghilterra, Spagna e Italia, si assiste a qualcosa di nuovo e differente per le strade; numerosi creativi (artisti, fotografi, poeti, graffitari) abbandonano l\u2019etnocentricit\u00e0 del movimento del writing e, proponendo lavori su poster, stencil o vernice traducono la loro esigenza d\u2019espressione in una tensione costante verso la comunicazione di massa e la partecipazione del pubblico al senso dei propri interventi\u00bb. Fonte: Wikipedia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni artista che pratica street-art ha le proprie motivazioni personali, alcuni la praticano come forma di sovversione, di critica o come tentativo di abolire la propriet\u00e0 privata, rivendicando le strade e le piazze; altri, pi\u00f9 semplicemente, vedono le citt\u00e0 come un posto in cui poter esporre le proprie creazioni e in cui esprimere la propria arte. La street-art offre la possibilit\u00e0 di avere un pubblico vastissimo, molto maggiore di quello di una tradizionale galleria d\u2019arte. Un pubblico per\u00f2 indifferenziato e spesso non interessato, che percepisce queste pratiche come un\u2019intrusione nel proprio spazio urbano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista di strada negozia la propria esistenza esattamente su questo punto: di chi \u00e8 lo spazio della citt\u00e0? \u00c8 di tutti e perci\u00f2 anche mio o \u00e8 lottizzato e privatizzato dai poteri economici e politici e quindi la mia azione \u00e8 un esproprio, un abuso e una liberazione? Lo stesso ordine di problemi posto dai Situazionisti negli anni Sessanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Costretti all\u2019anonimato per via delle loro azioni abusive gli esponenti della street art sono identificabili grazie al nome con cui hanno scelto di siglare i loro interventi, una sorta di logo attraverso cui poterli distinguere e riconoscere. Sfuggenti per eccellenza e dalla biografia incerta questi artisti manifestano la loro libert\u00e0 di espressione nelle citt\u00e0 del mondo concependo la strada come uno spazio vuoto, bisognoso di essere riempito. Certamente (come ogni forma di espressione, per altro) i confini della street-art non sono rigidi e impermeabili ma aperti verso gli altri mondi dell\u2019espressione dell\u2019immagine, specialmente con il sistema dell\u2019arte-arte. La street-art esprime una serie di valori che non sono soltanto culturali o estetici, ma anche economici e, siccome l\u2019economia \u00e8 il fattore unificante di ogni attivit\u00e0 umana che si svolge nella societ\u00e0 regolata dal mercato, \u00e8 facile immaginare che proprio su questo terreno si sviluppino sovrapposizioni con altri sistemi di segni \u2013 pubblicit\u00e0, musica, arte, politica, moda&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista strettamente linguistico si pu\u00f2 notare che tutti gli interventi di street-art adottino i paradigmi espressivi comuni: prelievo e processo di immagini \u2013 ri-elaborazione, ri-semantizzazione, ri-contestualizzazione, cio\u00e8 \u201cpostproduzione\u201d di segni esistenti. La vocazione pubblica e le dinamiche di culturali messe in moto non possono che rimandare a una dimensione \u201crelazionale\u201d. Pratiche di cui abbiamo imparato a riconoscere l\u2019origine: ready-made e Merzbau.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 La citt\u00e0 moderna \u00e8 il luogo del conflitto per eccellenza, vedi David Harvey, <em>L\u2019esperienza Urbana. Metropoli e trasformazione sociale<\/em>. Traduzione di Gabriele Ballarino. Il Saggiatore, Milano, 1998. Per una storia dei conflitti urbani vedi ancora David Harvey, <em>Citt\u00e0 ribelli. I movimenti urbani dalla Comune ddi Parigi a Occupy Wall Street<\/em>. Il Saggiatore, Milano, 2013<strong>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>2 La letteratura sull\u2019argomento comincia a essere considerevole. Segnalo Alessandro Riva (a cura di), <em>Street Art Sweet Art. Dalla Cultura hip hop alla generazione pop up<\/em>. Skira, Milano, 2007; Seno (a cura di), <em>Trespass. Storia dell\u2019arte urbana non ufficiale<\/em>. Taschen, Koln, 2010; Alessandro Dal Lago e Serena Giordano, Fuori cornice. L\u2019arte oltre l\u2019arte. Einaudi, Torino, 2008; Marcello Faletra, <em>Graffiti. Poetiche della rivolta<\/em>. Postmediabooks, Milano, 2015.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso del Novecento la citt\u00e0 moderna \u00e8 stata (spesso) avvertita dei suoi abitanti come una struttura rigida, una gabbia ineluttabile, un luogo interamente amministrato, normato, controllato, uno spazio da liberare e scardinare, o da cui evadere. 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