{"id":1065,"date":"2024-03-30T11:38:25","date_gmt":"2024-03-30T10:38:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1065"},"modified":"2024-03-30T11:38:27","modified_gmt":"2024-03-30T10:38:27","slug":"semiofori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1065","title":{"rendered":"Semiofori"},"content":{"rendered":"\n<p>Cos\u2019\u00e8 una <em>collezione<\/em>? Secondo la definizione del dizionario una collezione \u00e8 una \u00abOrdinata raccolta di oggetti, omogenei, preziosi o variamente interessanti. Dal latino <em>collectionem<\/em>, derivato di colligere \u201craccogliere\u201d (legere) insieme (cum)\u00bb. Questa definizione chiarisce solo in parte la differenza di una collezione da una qualsiasi altra raccolta di oggetti, che siano esposti in un negozio o ammassati in una discarica. Krzysztof Pomian articola con pi\u00f9 precisione questa differenza definendo collezione: \u00abogni insieme di oggetti naturali o artificiali, mantenuti temporaneamente o definitivamente fuori dal circuito delle attivit\u00e0 economiche, soggetti a una protezione speciale in un luogo chiuso sistemato a tale scopo, ed esposti allo sguardo del pubblico\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono dunque tre le caratteristiche messe in evidenza da Pomian che servono per definire come collezione una raccolta di oggetti: il fatto che questi siano stati tolti dal circuito delle attivit\u00e0 economiche smettendo di assolvere allo scopo per il quale sono nati o sono stati prodotti: le monete di una collezione di numismatica non hanno valore di scambio e, se \u00e8 possibile conferire loro un valore, questo non ha pi\u00f9 alcuna attinenza con quello che avevano quando erano inserite nel loro contesto, hanno smesso di funzionare, proprio come le farfalle di una collezione di lepidotteri hanno smesso di volare; questi oggetti sono quindi raccolti in un luogo speciale, costruito precisamente per loro, non pu\u00f2 esistere una collezione che non abbia un luogo, grande o piccolo \u2013 un astuccio, una mensola, un museo \u2013 dove potersi dare come forma, discorso; e, dato fondamentale, devono essere esposti allo sguardo. Lo sguardo del collezionista, da solo, non \u00e8 sufficiente per trasformare una raccolta di oggetti in una collezione, ci vuole un pubblico. Una collezione ha bisogno degli sguardi delle persone, che siano gli adepti di una religione, il pubblico pagante di un museo, gli amici del collezionista; che siano presenze selezionate in base a criteri democratici o restrittivi, non cambia la necessit\u00e0 della loro esistenza: una collezione \u00e8, in sostanza, un discorso pubblico con cui un gruppo di persone, in base a conoscenze, credenze, necessit\u00e0 e sentimenti condivisi, rende <em>visibile l\u2019invisibile<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per spiegare il concetto di <em>invisibile<\/em> Pomian deve risalire al fondamento antropologico dell\u2019idea di collezione e cercare di comprendere il rapporto che, sin dall\u2019alba dei tempi, noi <em>sapiens<\/em> instauriamo con gli oggetti che ci circondano e che sono insieme un\u2019estensione del nostro corpo e un diaframma frapposto tra noi e il disordine del mondo. In altre parole, l\u2019animale uomo, a differenza degli animali non umani, ha dalle sue origini \u2013 e fino a oggi \u2013 avuto una naturale predisposizione alla delega tecnica, a utilizzate le cose che poteva raccogliere dal mondo trasformandole in oggetti utili, in utensili. \u00abLa storia degli artefatti \u2013 scrive Pomian \u2013 comincia circa tre milioni di anni fa. Tale \u00e8, in effetti, la data assegnata dai paleontologi agli utensili pi\u00f9 antichi. [&#8230;] L\u2019uomo (precisando che questo temine s\u2019applica qui a tutti i rappresentanti del genere Homo) \u00e8 fin dall\u2019origine un produttore di cose\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, ci sono degli oggetti che sembrano avere un\u2019utilit\u00e0 diversa da quella legata al loro scopo specifico; questi oggetti instaurano un legame speciale tra noi e ci\u00f2 che si manifesta ma non \u00e8 immediatamente comprensibile, con quello che si scorge ma non si pu\u00f2 spiegare, che si percepisce ma non si vede. Questi oggetti sono interessanti non tanto per l\u2019uso che se ne pu\u00f2 fare, ma per il loro significato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa storia delle cose, \u2013 a parlare \u00e8 ancora Pomian \u2013 come quella dell\u2019uomo si dispiega nel tempo geologico. La storia dell\u2019interesse umano per degli oggetti che non sono delle cose, pur risalendo anch\u2019esso a questo tempo, \u00e8 tuttavia incomparabilmente pi\u00f9 breve\u00bb. I \u00abprimi sintomi delle preoccupazioni non-utilitaristiche sembrano molto antichi\u00bb e possono essere fatti risalire a circa 400-500.000 anni fa \u00abma restano per il momento eccezionali. [&#8230;] \u00c8 solo durante il riscaldamento climatico verificatosi tra i 40.000 e i 60.000 anni, che appaiono i primi frammenti di ocra rossa; ma sono ancora molto rari\u00bb. Nell\u2019ultima fase di questo periodo cominciano ad apparire negli insediamenti umani piccole raccolte di curiosit\u00e0, di oggetti naturali dall\u2019aspetto bizzarro \u2013 una conchiglia a spirale, il fossile di un mollusco o pietre dalla forma insolita. Questi oggetti non sono manufatti artistici, ma sono cose trovate che \u00absi sono imposte all\u2019attenzione dei nostri predecessori zoologici\u00bb in virt\u00f9 della loro forma speciale, una forma che instaura un tipo di legame con il mondo che non \u00e8 utilitaristico bens\u00ec \u00abestetico\u00bb. Le raccolte sono disposte negli ambienti rituali, si trovano accanto agli affreschi a Lescaux o nella grotta dell\u2019Hy\u00e8ne ad Arcy-sur-Cure.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste raccolte di curiosit\u00e0 (a tutti gli effetti dei ready-made) rinvenute nelle caverne di 60.000 anni fa presentano quei tratti che Pomian segnala come necessari per definire collezione un semplice insieme di oggetti: sono cose prive di una funzione utilitaristica, quindi sottratte al circuito delle attivit\u00e0 economiche, sono disposte in un luogo dedicato, in questo caso uno spazio rituale, e sono esposte allo sguardo, quello della trib\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a cosa serviva questa collezione di oggetti? Per rispondere a questa domanda Pomian spiega che fino al Paleolitico superiore \u00abla vita materiale degli uomini era [&#8230;] tutta chiusa nel visibile\u00bb e il rapporto con l\u2019invisibile era mantenuto dal linguaggio o dal rito. A partire dal Paleolitico superiore l\u2019invisibile \u00absi trova, per cos\u00ec dire, proiettato nel visibile, poich\u00e9 esso \u00e8 ormai rappresentato all\u2019interno stesso di questo da una categoria specifica di oggetti: dalle curiosit\u00e0 naturali e anche da tutto ci\u00f2 che si produce di dipinto, scolpito, tagliato, impastato, ricamato, decorato&#8230; In altri termini, una divisione appare all\u2019interno stesso del visibile. Da un lato vi sono delle cose, degli oggetti utili tali cio\u00e8 che possono essere consumati o servire a procurarsi dei beni di sussistenza [&#8230;] e da un lato vi sono dei semiofori, degli oggetti che non hanno utilit\u00e0 nel senso che ora \u00e8 stato precisato ma che rappresentano l\u2019invisibile, sono cio\u00e8 dotati di un significato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La suddivisione degli oggetti che compongono il nostro mondo in due grandi famiglie \u00e8 oggi, pur nella sua evidente complicazione, ancora attiva: ci sono oggetti che teniamo accanto a noi perch\u00e9 utili \u2013 questi vengono usati, si logorano e consumano e devono essere sostituiti; e ci sono oggetti, i semiofori, che teniamo accanto a noi anche se non servono a niente o a nient\u2019altro che non sia mostrarsi, che non sostituiamo anche se logorati e, anzi, che riteniamo interessati proprio perch\u00e9 nel loro logorio si sedimenta la nostra percezione del passato, oggetti che organizziamo in raccolte, album, mensole di ricordi, scatole di cianfrusaglie \u2013 o, in una scala maggiore, in musei. Attraverso questi oggetti costruiamo la nostra identit\u00e0, definiamo il nostro rapporto con gli altri, tessiamo relazioni con l\u2019ambiente, ci proiettiamo nel passato elaborando i nostri ricordi e il nostro senso del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>La forma e il significato dei semiofori sono definiti di volta in volta dalla cultura entro la quale vengono creati \u2013 le reliquie del Santo, la corona del Re, il capolavoro dell\u2019artista, il cimelio storico, l\u2019esemplare naturalistico, lo strumento scientifico, il ricordo di famiglia, il souvenir di viaggio. La cultura \u00e8 il metadiscorso che lega e organizza gli oggetti di una collezione, sia che questa venga allestita in funzione di un rito o dell\u2019esibizione di un potere, sia che venga costituita per necessit\u00e0 di carattere scientifico, storico o estetico o per fini privati. Ma, sempre, la collezione si compone per rendere manifesto, solido, percorribile l\u2019invisibile discorso che ci lega in quanto gruppo, trib\u00f9, nazione, famiglia e che ci certifica come individui. La collezione mette ordine nell\u2019intollerabile disordine del mondo, oppone al caos una forma, all\u2019indistinto un racconto. La collezione crea un mondo, un microcosmo concettualmente concluso in cui si specchia e ricompone il macrocosmo, l\u2019universo impensabile e invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Pomian, Krzysztof, <em>Collezionisti, amatori, curiosi. Parigi-Venezia XVI-XVIII secolo<\/em>. Traduzioni di Girolamo Arnaldi, Denise Modonesi, Mariolina Romano e Davide Tortonella. Il Saggiatore, Milano, 2007. p. 18.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>2 <em>Ivi<\/em>, e a seguire, pp. 39-40.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cos\u2019\u00e8 una collezione? 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