{"id":1063,"date":"2024-03-30T11:36:44","date_gmt":"2024-03-30T10:36:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1063"},"modified":"2024-03-30T11:36:46","modified_gmt":"2024-03-30T10:36:46","slug":"selfie","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1063","title":{"rendered":"Selfie"},"content":{"rendered":"\n<p>Selfie, l\u2019Accademia della Crusca offre questa definizione: \u00abfotografia scattata a s\u00e9 stessi, tipicamente senza l\u2019ausilio della temporizzazione e destinata alla condivisione in rete. Il termine entra nell\u2019uso italiano come prestito non adattato dall\u2019inglese selfie, composto da self e dal suffisso -ie. La quasi contemporaneit\u00e0 con cui il termine si attesta in inglese e in italiano testimonia la grande permeabilit\u00e0 ai forestierismi, e in modo particolare agli anglismi, del milieu linguistico da cui selfie proviene: la lingua del web e dei social network.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla rete anglofona la parola inizia infatti a circolare nei primi anni 2000. La prima apparizione lessicografica \u00e8 del 2005, quando viene registrata dagli utenti di Urban Dictionary (un famoso dizionario in rete compilato dagli utenti stessi) nella grafia selfy: questo ne conferma l\u2019utilizzo gi\u00e0 diffuso in precedenza, in particolare sui siti e social network che allora permettevano di condividere foto (Flickr e MySpace). Presente dal 2009 in Wiktionary (altro dizionario controllato direttamente dai lettori), \u00e8 stata recentemente registrata come neologismo (agosto 2013) ed eletta \u201cparola dell\u2019anno\u201d dagli Oxford Dictionaries. \u00c8 ragionevole ipotizzare che selfie si sia ugualmente, ma con un lieve ritardo, diffuso tra gli utenti italiani dei social network fino alla prima attestazione giornalistica in rete (su \u201cVanity Fair\u201d l\u20198 dicembre 2012), per poi approdare alla carta stampata e agli altri mass media (radio, televisione) nel corso dell\u2019estate 2013. [\u2026] Selfie non \u00e8 un sinonimo perfetto di autoscatto, come del resto in inglese non lo \u00e8 di automatic shutter release n\u00e9 di self-shot o self-portrait: come suggerito dagli Oxford Dictionaries Online, il termine indica una fotografia scattata a s\u00e9 stessi e tipicamente senza l\u2019ausilio della temporizzazione, con uno smartphone o una webcam, destinata a essere condivisa sui social network. Non \u00e8 un caso, infatti, che la pratica del selfie abbia avuto un boom di diffusione in contemporanea con l\u2019introduzione della telecamera frontale negli smartphone\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Riassumiamo, il selfie non \u00e8 un autoscatto fotografico, \u00e8 una pratica recente e strettamente legata ai nuovi dispositivi tecnici di produzione (smartphone con camera frontale) e al contesto di diffusione (reti sociali). Il soggetto del selfie \u00e8 anche il suo produttore (e il suo promotore), malgrado le differenze con l\u2019autoscatto tradizionale, possiamo comunque considerarlo un autoritratto? Si pone in continuit\u00e0 con questa pratica secolare? Forse s\u00ec, se si considera il problema guardando il singolo scatto, l\u2019apparire puntiforme dell\u2019immagine: c\u2019\u00e8 un soggetto che, attraverso uno strumento tecnico e un\u2019elaborazione linguistica (pittura prima, fotografia poi), si guarda, si riconosce e nomina. Ma per circoscrivere il selfie come forma dobbiamo partire dalle circostanze, dai contesti, dalle modalit\u00e0 della sua produzione cio\u00e8 da quello che lo identifica con pi\u00f9 nettezza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il selfie \u00e8 comunemente interpretato come un esercizio di narcisismo: c\u2019\u00e8 un soggetto che si guarda e che condivide tramite le reti sociali questo suo guardarsi, \u00e8 come se mostrasse il suo stesso guardarsi \u2013 un ritratto dell\u2019autoritratto, un ritratto al quadrato. \u00c8 questa la lettura che viene applicata dagli psicologi che guardano ai fenomeni sociali, \u00e8 un modo per ricondurre la faccenda in una sorta di patologia collettiva che, per essere compresa e \u201ccurata\u201d, ha bisogno, guarda caso, proprio degli psicologi! Evidentemente la pratica del selfie non pu\u00f2 essere liquidata come un semplice esercizio di narcisismo (\u00e8 <em>anche<\/em> di un esercizio di narcisismo).<\/p>\n\n\n\n<p>Il genere dell\u2019autoritratto ha radici profonde e complesse e il selfie pu\u00f2 tranquillamente essere letto come un esito contemporaneo di tale tradizione. Sul tema rimando all\u2019articolo <em>Dall\u2019autoritratto al selfie<\/em> pubblicato su Doppiozero<sup>2<\/sup> in Marco Bonini afferma come il selfie sia prima di tutto una <em>pratica sociale<\/em>, di diffusione e affermazione pubblica del s\u00e9. Un selfie viene scattato per essere condiviso sui social network, per circolare. Con il selfie si esce dallo spazio privato e ci si immerge nel mondo, Bonini nota con acume come un selfie sia, in ultima analisi, una performance.<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine performance, entra nel linguaggio dell\u2019estetica negli anni Settanta e ha, come sappiamo, contorni precisi. La performance artistica nella prospettiva della neoavanguardia e anche in quella che viene praticata oggi, ha decisamente una dimensione auto-narrativa, di rappresentazione e invenzione del s\u00e9 che pu\u00f2 essere messa in risonanza e continuit\u00e0 con la tradizione del ritratto cos\u00ec come si \u00e8 sviluppata in occidente a partire da Quattrocento. Su questo punto si possono costruire relazioni e nessi e intendere il selfie come uno sviluppo collettivo del ritratto, un impiego dell\u2019autoritratto per la definizione del contorni sociali dell\u2019io. Si pu\u00f2 far rientrare il selfie in quel grande dispiegamento di scritture del s\u00e9 che proliferano in rete: blog, facebook, instagram, canali youtube, ecc. in cui le persone si raccontano e raccontandosi si definiscono come soggetti.<\/p>\n\n\n\n<p>La scrittura intima, diaristica \u00e8 stata una parte fondamentale della costruzione del s\u00e9 moderno (come i pensieri di Pascal o lo Zibaldone di Leopardi) ed \u00e8 connessa a molte pratiche creative che hanno definito il nostro tempo, \u00e8 importante notare che questa elaborazione \u00e8 privata, solitaria e quindi \u2013 e non sempre, non necessariamente \u2013 pubblica. Al contrario, le pratiche connesse alla rappresentazione del s\u00e9 in rete, sono \u2013 come fa notare Bonini \u2013 pi\u00f9 che altro strategie di auto-promozione, operazioni per aumentare il proprio valore nell\u2019economia dei sistemi di comunicazione, cio\u00e8 pratiche di self-marketing piuttosto che processi in cui si cerca di definire il proprio s\u00e9 in \u201cauto-nomia\u201d ed \u00e8 questo il punto in cui si crea una cesura netta con la tradizione secolare dell\u2019autoritratto: non \u00e8 la dimensione auto-narrativa quella pi\u00f9 importante ma quella auto-promozionale, il selfie non \u00e8 auto-rappresentazione ma self-marketing (indicativi in questo senso i manuali per l\u2019utilizzo del selfie in chiave economica usciti recentemente).<\/p>\n\n\n\n<p>Questo aspetto \u00e8 rilevato anche da Valentina Tanni nel libro <em>Memestetica<\/em> in cui si analizza gli esiti contemporanei della iper-produzione di immagini nella galassia internet: \u00abBollati da alcuni come semplici derive narcisistiche, i selfie rappresentano molto di pi\u00f9: la volont\u00e0 di inserire se stessi nel racconto, di dare un volto alle storie di costruire e governare la propria immagine e, con essa la percezione della propria personalit\u00e0. [\u2026] La scelta di \u201cmetterci la faccia\u201d fa parte di una nuova attitudine al personal storytelling. E non \u00e8 un caso che i selfie siano il tipo di scatto che raccoglie il maggior numero di like e commenti: il nostro cervello \u00e8 programmato per reagire alla vista di un volto umano, la pi\u00f9 antica (e ancora la principale) interfaccia di comunicazione\u00bb<sup>3<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Dizionario on-line dell\u2019Accademia della Crusca.<\/p>\n\n\n\n<p>2 Bonini, <em>Dall\u2019autoritratto al selfie<\/em>. Su Doppiozero, rivista on-line<\/p>\n\n\n\n<p>3 Valentina Tanni, <em>Memestetica. Il settembre eterno dell\u2019arte<\/em>. Nero, Roma, 2021. p. 195.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Selfie, l\u2019Accademia della Crusca offre questa definizione: \u00abfotografia scattata a s\u00e9 stessi, tipicamente senza l\u2019ausilio della temporizzazione e destinata alla condivisione in rete. 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