{"id":1061,"date":"2024-03-30T11:35:48","date_gmt":"2024-03-30T10:35:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1061"},"modified":"2024-03-30T11:35:49","modified_gmt":"2024-03-30T10:35:49","slug":"pov-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1061","title":{"rendered":"POV"},"content":{"rendered":"\n<p>Qualche passo estratto da un blog rivolto ai genitori, in cui si cerca di spiegare in modo semplice le cose, a volte incomprensibili, che i giovanissimi fanno o guardano sui social: \u00abCome intuibile, POV \u00e8 un&nbsp;acronimo. La versione estesa \u00e8 infatti&nbsp;<em>Point of View<\/em>, \u201cpunto di vista\u201d, dunque un concetto piuttosto semplice e banale, che per\u00f2 sui social ha assunto un significato ben preciso. All\u2019interno del mondo social, in particolare Instagram e Tik Tok i POV sono dei&nbsp;video&nbsp;\u2013 spesso contrassegnati dall&#8217;hashtag<em>&nbsp;#pov<\/em>&nbsp;\u2013 in cui&nbsp;si imitano personaggi famosi o categorie stereotipate di persone&nbsp;esagerandone gesti, atteggiamenti e discorsi in chiave ironica, sfruttando la ripresa in prima persona per simulare lo sguardo dello spettatore, il quale viene cos\u00ec invitato ad assumere il punto di vista suggerito dalla didascalia\u00bb. <em>Computer magazine<\/em> aggiunge: \u00abSolitamente la dicitura si trova sotto commenti abbastanza ironici, dai tratti esagerati, gonfiati per far parlare e ridere chi se li ritrova davanti. Ma se vogliamo cercare un significato pi\u00f9 profondo, possiamo dire che POV \u00e8 una sorta di grido ad avere una propria opinione, in un campo dove averne una molto spesso ci manda alla gogna\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, sintetizzando, fare un POV significa, prima di tutto, assumere un punto di vista per sovvertirlo; irridere e destrutturare una forma sociale o un atteggiamento con l\u2019umorismo e, attraverso quest\u2019opera di riassestamento giocoso del senso comune, liberare spazio per l\u2019espressione non condizionata delle proprie opinioni. Sintetizzando ulteriormente: l\u2019umorismo \u00e8 lo strumento per la sovversione e la liberazione. Siamo ancora in casa dei surrealisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 lo humor era centrale nell\u2019estetica surrealista? Rispondiamo citando Gilles Deleuze: \u00abMa a che servirebbe la legge morale, se essa non santificasse la reiterazione, e soprattutto se non la rendesse possibile, conferendoci un potere legislativo da cui ci esclude la legge di natura? [&#8230;] L\u2019uomo di dovere ha inventato una \u201cprova\u201d della ripetizione, ha determinato ci\u00f2 che poteva essere ripetuto dal punto di vista del diritto.[&#8230;] La prima maniera di rovesciare la legge \u00e8 ironica, e l\u2019ironia vi appare come un\u2019arte dei princ\u00ecpi, del ritorno verso i princ\u00ecpi e del rovesciamento dei princ\u00ecpi. La seconda \u00e8 lo humor, che \u00e8 un\u2019arte delle conseguenze, delle discese, delle sospensioni e delle cadute\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque: la singolarit\u00e0 contro la generalit\u00e0 che fa la legge, legge che si produce nella reiterazione; la singolarit\u00e0 si crea rompendo con la legge, rovesciando, trasgredendo e facendosi beffe della legge e, quando questa ci dice di vedere un oggetto, una forma, una prassi non vedere quell\u2019oggetto, quella forma, quella prassi ma, al contrario, qualcosa di imprevisto e non omologato; qualcosa che irrompe e sospende. Secondo Deleuze lo humor \u00e8 un\u2019arte delle conseguenze impreviste derivanti da uno spostamento di sguardo, di pensiero (come il ready-made che \u00e8 ugualmente un\u2019arte delle conseguenze inattese derivanti da un cambio di designazione e di luogo, da una sospensione di identit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso, lo humor \u00e8 stato lo strumento prediletto dai dadaisti e da Duchamp in particolare. Attraverso lo humor Duchamp rovesciava le convenzioni e metteva sotto una diversa luce le icone consacrate dall\u2019abitudine e dalla tradizione (un esempio per tutti, la Gioconda baffuta), quelle icone che ormai non ci \u00e8 dato di vedere con uno sguardo personale e non omologato dal gusto socialmente accettato. Nella storia dell\u2019arte d\u2019avanguardia lo humor \u2013 come pensiero e come pratica \u2013 appare raramente, era sconosciuto ai facinorosi e pomposi futuristi (eccetto che all\u2019eccentrico Palazzeschi); sconosciuto anche ai cerebrali pittori cubisti; impossibile da coltivare nell\u2019idealismo pragmatico del Bauhaus o del De Stjl; estraneo al vitalismo sofferto e romantico degli espressionisti. Lo humor era invece una parte essenziale della vita artistica dei dadaisti e diventer\u00e0 centrale nella teoria e nella pratica dei surrealisti. Cos\u00ec testimonia Hans Richter: \u00abSuperiori alla folla dei filistei, perch\u00e9 forti della nostra capacit\u00e0 di vedere la realt\u00e0 sia dall\u2019esterno che dall\u2019interno\u2026 ridevamo di cuore. Distruggevamo, maltrattavamo e schernivamo\u2026 \u2013 e ridevamo. Ridevamo di tutto. Ridevamo di noi stessi, come dell\u2019imperatore, del re e della patria, delle pance piene di birra e dei poppatoi. Per noi ridere era una cosa seria; soltanto il riso poteva garantirci quella seriet\u00e0 con la quale conducevamo la nostra lotta contro l\u2019arte e verso quella meta che era la scoperta di noi stessi. Ma la risata era soltanto l\u2019espressione della nuova maniera di vivere non ne costituiva il contenuto e il fine. Confusione, distruzione, anarchia, opposizione, \u2013 perch\u00e9 avremmo dovuto rinunciarvi?\u00bb<sup>2<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta l\u2019estetica surrealista consiste nella sovversione dei \u201cpunti di vista\u201d e nell\u2019acquisizione di uno sguardo strabico, dissociato, rovesciato, con una predilezione per il paradosso e il grottesco; una predilezione che ritroviamo intatta e freschissima, sebbene inconsapevole, in molte strane attivit\u00e0 che milioni di utenti praticano quotidianamente on-line.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Deleuze, Gilles, <em>Differenza e ripetizione.<\/em> A cura di Giuseppe Guglielmi. Cortina, Milano, 1997. pp. 11-12<\/p>\n\n\n\n<p>2 Hans Richter, <em>Dada arte e antiarte<\/em>. Mazzotta, Milano, 1966. pp. 78-79<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qualche passo estratto da un blog rivolto ai genitori, in cui si cerca di spiegare in modo semplice le cose, a volte incomprensibili, che i giovanissimi fanno o guardano sui social: \u00abCome intuibile, POV \u00e8 un&nbsp;acronimo. 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