{"id":1025,"date":"2024-03-14T09:39:25","date_gmt":"2024-03-14T08:39:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1025"},"modified":"2024-03-14T09:39:26","modified_gmt":"2024-03-14T08:39:26","slug":"impronta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.danielemonarca.it\/wordpress\/?p=1025","title":{"rendered":"Impronta"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel libro La somiglianza per contatto Georges Didi-Huberman riflette sull\u2019idea e sulla tecnica dell&#8217;impronta, la pratica cio\u00e8 di ottenere un\u2019immagine somigliante \u2013 e magari anche fedele \u2013 di un oggetto senza l\u2019imitazione ma attraverso il contatto, il rilievo o il calco. Secondo il filosofo francese l\u2019impronta, il rapporto diretto, \u00abindicale\u00bb, del segno con il suo referente \u00e8 la prima tecnologia inventata dagli uomini per produrre immagini, la sorgente stessa da cui scaturisce l&#8217;immagine; la rappresentazione e la simbolizzazione del mondo arrivano solo pi\u00f9 tardi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abL\u2019impronta \u2013 scrive Didi-Huberman \u2013 \u00e8 anche l\u2019\u00abalba delle immagini\u00bb. In un recente manuale di arte preistorica, Denis Vialou ha esaminato l\u2019acquisizione simbolica delle forme in un ordine logico e cronologico secondo cui le \u00abforme raccolte\u00bb precedono le \u00abforme inventate\u00bb. \u00c8 come se, tra l\u2019epoca musteriana e Lascaux \u2013 cio\u00e8 il periodo che va dal 40.000 al 15.000 a.C. ca \u2013, il prelievo e la raccolta delle forme precedesse in un certo senso la loro stessa invenzione. Come se il montaggio precedesse l\u2019immagine, come se la mostra precedesse il dipinto, come se il globale inventasse il locale. Come se il montaggio e la mostra inventassero letteralmente la forma, e questo potere derivasse loro dal fatto che il prelievo si trasforma in forma quando diventa elemento di una struttura, di un gioco differenziale. Il ready-made, dunque, \u00e8 forse antico quanto quel fiore cos\u00ec toccante, posato \u2013 cio\u00e8 raccolto e trasportato \u2013 sulla tomba di un bambino neanderthaliano pi\u00f9 di quarantamila anni fa, nella grotta di Ashnidar, in Iraq. Con questa ipotesi ci avviciniamo all\u2019intuizione sviluppata da Julius von Schlosser nell\u2019introduzione del suo celebre libro sulle Wunderkammern. Schlosser sarebbe stato senza dubbio contento di sapere che la grotta di Lescaux conteneva anche delle collezioni, e che una di esse, esemplare per il nostro discorso, riuniva conchiglie vere, conchiglie fossili e una pietra scolpita in forma di conchiglia. \u00c8 facile comprendere come, in questo caso, il semplice prelievo della realt\u00e0 (l\u2019oggetto ready-made), l\u2019impronta (qui lasciata dal tempo geologico) e la forma scolpita (l\u2019opera d\u2019arte) siano tre elementi indissolubili, anche se differenti, di un\u2019unica struttura (la collezione)\u00bb<sup>1<\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Per prima cosa Didi-Huberman ci dice che il prelievo e il montaggio degli oggetti precede la rappresentazione. Il prelievo di elementi del reale e la loro ricollocazione in una collezione \u00e8 insomma il primo passo che l\u2019uomo compie per la comprensione e la semantizzazione del mondo, cio\u00e8 per rendere visibile l\u2019invisibile. Raccogliere, prelevare oggetti selezionandoli dal vasto repertorio del mondo, collocarli in un luogo diverso, assegnando loro un nome diverso e una diversa funzione, cio\u00e8 fare un ready-made, \u00e8 quindi una pratica ancestrale. Didi-Huberman ci spiega che lo scandaloso ready-made di Duchamp, accusato di aver distrutto l\u2019artisticit\u00e0 dell\u2019arte, porta l\u2019oggetto artistico non tanto fuori dai confini dell\u2019arte, quanto fuori dal paradigma della storia dell\u2019arte, per ricondurlo a una specie di passato-presente atemporale. I linguaggi contemporanei che si fondano sul prelievo, sul montaggio e sull\u2019installazione \u2013 o, detto altrimenti, sulla collezione \u2013 di elementi del reale instaurano un dialogo di lunga durata con le forme elementari, primordiali dell\u2019esperienza estetica, non negano l\u2019arte ma, proiettandosi nel passato, ne dilatano i limiti e le possibilit\u00e0 formali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>[N]<\/p>\n\n\n\n<p>1 Georges Didi-Huberman, <em>La somiglianza per contatto. Archeologia, anacronismo e modernit\u00e0 dell\u2019impronta<\/em>. Traduzione di Chiara Tartarini. Bollati Boringhieri, 2009.<em>.<\/em> pp. 36-37<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel libro La somiglianza per contatto Georges Didi-Huberman riflette sull\u2019idea e sulla tecnica dell&#8217;impronta, la pratica cio\u00e8 di ottenere un\u2019immagine somigliante \u2013 e magari anche fedele \u2013 di un oggetto senza l\u2019imitazione ma attraverso il contatto, il rilievo o il calco. 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